APOCALISSE
Nona Lettura
Lettura
Col quarto capitolo si apre la parte centrale e più importante del libro. In essa si celebra la liturgia dell'Agnello che è Cristo morto e risorto. L'autore per parlare delle realtà descritte tiene presente dei modelli biblici ed in particolare i racconti di vocazione di Isaia (c. 6) ed Ezechiele (c. 1).
Ap 4, 1-111Poi vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: "Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito". 2Subito fui preso dallo Spirito. Ed ecco, c'era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. 3Colui che stava seduto era simile nell'aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell'aspetto a smeraldo avvolgeva il trono. 4Attorno al trono c'erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d'oro sul capo. 5Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; ardevano davanti al trono sette fiaccole accese, che sono i sette spiriti di Dio. 6Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d'occhi davanti e dietro. 7Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l'aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un'aquila che vola. 8I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: "Santo, santo, santo il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!". 9E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, 10i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 11"Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create".CommentoIl testo inizia con l'apertura dell'aula regale celeste: i battenti spalancati sono il segno della diretta e libera comunicazione tra Dio e l'umanità, tra cielo e terra . L'esperienza che si è invitati a vivere è espressa con due verbi: vedere e ascoltare. Il contenuto della visione e dell'ascolto riguarda la rivelazione del progetto divino nei confronti della storia. Le vicende umane, così tormentate e sconvolte, sono in realtà nelle mani di Dio, arbitro ultimo degli eventi. (v.1). nella descrizione dell'evento c'è un riferimento alla manifestazione di Dio al Sinai: lampi, tuoni, voci (v5), dalla tromba possente (v.1), dal mare cristallino (v.6). esso richiama il Mar Rosso, lasciato dagli ebrei quando arrivarono al Sinai. Al centro di tutto domina il trono divino. Mentre Ezechiele parlava di carro mobile. Colui che è assiso sul trono è una figura misteriosa, velata e invisibile. Le percezioni dell'occhio umano intuiscono solo i bagliori che rimandano alle pietre preziose e al loro sfavillare. Le pietre preziose indicate sono sempre state ritenute le più preziose e le più raggianti. La contemplazione del mistero di Dio è come penetrare in un gorgo di luce: "Dio abita una luce inaccessibile" (1Tm 6,16). Fissiamo anche noi lo sguardo sul trono e sul suo apparato. Giovanni pone al centro di tutto questo seggio regale. Attorno al trono si ha in alto l'arcobaleno che richiama l'aureola, ma anche l'arcobaleno tracciato da Dio davanti a Noè (cfr. Gen 9,12-17). Questo arco è simbolo della misericordia e della comunicazione di Dio con l'umanità. In basso, attorno al trono, vi sono 24 troni più bassi con 24 personaggi simili ai consiglieri che circondavano l'imperatore romano, costituendo il consiglio della corona (v.4). dal trono escono bagliori, lampi e tuoni come in una teofania, cioè in una solenne apparizione-rivelazione della divinità. Davanti al trono si levano in altro le sette lampade o fiaccole che rappresentano "i sette spiriti di Dio", cioè lo Spirito divino in tutta la sua pienezza di luce e d'amore simboleggiati dal fuoco. In basso c'è il mare cristallino, segno del caos primordiale dominato da Dio (v.6). In mezzo al trono e attorno ad esso ci sono 4 esseri viventi, che sono gli altri personaggi di rilievo della corte celeste e che sembrano evocare i cherubini della vocazione di Ezechiele o i serafini di quella di Isaia, esseri angelici con tratti zoomorfi. In un trionfo di luce e di colori, che rimandano alla gloria pasquale, , le due serie di personaggi (i 24 e i 4) intonano un canto, un inno liturgico, con doppio coro, indirizzato al Signore del Cosmo e della storia (vv.8-11). Esso si apre con Santus, il trisagio, il tre volte santo elevato a Colui che è assiso sul trono (sicuramento preso da Isaia 6,3). L'attenzione si fissa sui personaggi. I 24 anziani, i presbiteri, che nel NT indicano coloro che sono a capo delle comunità. Essi rappresentano il popolo di Dio convocato a partecipare all'assemblea celeste. Perché sono 24? Le dodici tribù d'Israele e i 12 apostoli? Antico e Nuovo Testamento? Le 24 classi sacerdotali in servizio presso il tempio di Gerusalemme (cfr. 1Cronache 24,7). Sicuramente rappresentano il popolo di Dio antico e nuovo. E i 4 viventi chi sono? Nella Bibbia il 4 rimanda alla totalità cioè ai quattro punti cardinali. Essi con gli occhi numerosissimi raffigurano l'onnipotenza e l'onnipresenza di Dio che su tutto vigila e nulla gli può rimanere nascosto. Il loro aspetto forse si riferisce ai segni dello zodiaco e denotano il cosmo? A partire da Ireneo di Lione morto nel 202 essi rappresentano gli evangelisti. Essi sono la presenza di Dio che col suo Spirito opera in tutto.
- Ogni celebrazione che viviamo ci porta al cospetto di Dio il Santo. Viviamo così le nostre celebrazioni?
- Le nostre celebrazioni non sono un atto di pietà personale, ma sono l'unione della storia e del creato davanti a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Ne siamo consapevoli? Cosa dobbiamo cambiare nella nostra spiritualità?
- Ogni celebrazione è rinnovare la creazione e la vita della comunità. Viviamo così le nostre liturgie?
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo biblico e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con l'insegnamento di Gesù?
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è qualcosa di urgente a cui io posso contribuire per un miglioramento evangelico della realtà?
[1] Cfr. A. LANCELLOTTI, Apocalisse, Edizione Paoline, Roma 1970; G. RAVASI, Apocalisse, Edizioni Piemme spa, Casale Monferrato 1999. U. VANNI, Apocalisse di Giovanni, Cittadella editrice, Assisi 2018.
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UNITÀ PASTORALE MADONNA DELLA SALUTE
29 gennaio 2023 – IV Domenica del T. O.
Invitati tutti ad esser feliciSofonia 2,3; 3,12-13 . Salmo 145 . 1 Corinzi 1,26-31 . Matteo 5,1-12
LetturaIl quarto capitolo di Matteo si chiude con una sintesi riassuntiva che presenta Gesù all'opera in Galilea attraverso l'insegnamento, la proclamazione del vangelo del regno e la guarigione di ogni sorta di malattia. A causa della sua fama, diffusasi fino in Samaria, e delle numerose folle che lo seguivano, provenienti da ogni regione, si crea il nucleo portante di quel popolo, che con i discepoli diventa destinatario del primo discorso programmatico detto del monte.
Mt 5, 1-121Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:3"Beati i poveri in spirito,perché di essi è il regno dei cieli.4Beati quelli che sono nel pianto,perché saranno consolati.5Beati i miti,perché avranno in eredità la terra.6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati.7Beati i misericordiosi,perché troveranno misericordia.8Beati i puri di cuore,perché vedranno Dio.9Beati gli operatori di pace,perché saranno chiamati figli di Dio.10Beati i perseguitati per la giustizia,perché di essi è il regno dei cieli.11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.CommentoIl brano odierno si apre con una scena estremamente spettacolare. Gesù sul monte, con i suoi discepoli vicini, si rivolge alle genti per ammaestrarle. Come nuovo Mosé, dalla montagna santa, egli proclama le beatitudini. Queste esprimono la situazione di felicità di alcune categorie di persone che si trovano in determinate condizioni. Vediamone alcune. Sono felici i "poveri in spirito" ed "i miti", cioè coloro che vivono positivamente la pazienza, con umiltà e delicatezza verso chiunque. Tale mitezza è possibile solo attraverso un distacco progressivo dalle cose, dagli interessi e da se stessi, perché ogni sicurezza è posta nella volontà di Dio. Gli "afflitti" sono coloro che condividono in solidarietà la sofferenza degli altri. I "puri di cuore" non si accontentano della purità rituale, ma si impegnano ad eliminare da sé ogni forma di doppiezza. Chi ha "fame e sete della giustizia", o è perseguitato a causa di essa, è colui che ricerca la volontà di Dio Padre per la salvezza e generosamente desidera attuarla. Infine sono beati i discepoli perché, vivendo il vangelo, suscitano avversità e persecuzioni da parte di altri uomini, "a causa" di Gesù. Da ultimo va notato che i soggetti delle beatitudini sono diversi. Le prime otto coinvolgono tutti gli uomini, idealmente uditori del discorso di Gesù, mentre la nona ha come protagonisti i discepoli. Questa organizzazione del discorso porta a pensare che Gesù consideri felici, cioè beati, non solo i discepoli ma anche tutti gli uomini che vivono le situazioni da lui indicate, indipendentemente dal rapporto di conoscenza esplicita con lui. Così Gesù, all'inizio della sua predicazione, rivela un progetto fortemente universale, che di fatto arriva a toccare tutti gli uomini. Questi conosceranno il vangelo attraverso i discepoli, che Gesù manderà a tutte le genti dopo la sua resurrezione. E tutte le genti, alla fine della storia, saranno convocate attorno al trono, su cui siede il Figlio dell'uomo, per essere giudicate proprio in base alle beatitudini accolte e messe in pratica nella vita (cf Mt 25,31ss).
All'inizio della sua predicazione Gesù proclama le beatitudini che si riferiscono ai discepoli e a tutti gli uomini. Costoro sono beati perché in certe situazioni vivono evangelicamente anche se non sono consapevoli. I discepoli invece sono beati se nel nome di Gesù applicano consapevolmente il vangelo in ogni momento della vita, anche se devono affrontare la persecuzione. Tale prospettiva invita non solo a prendere sul serio le parole di Gesù, ma ad avere anche la sua apertura universale, che di fatto non esclude nessuno dal regno.
COLLEGAMENTO FRA LE LETTUREIl profeta Sofonìa, nella prima lettura, proclama alcune parole sul "resto d'Israele", quella parte del popolo che rimane "umile e povero" e confida "nel nome del Signore". Con tale consapevolezza i fedeli seguono gli ordini del Signore, cercano la giustizia e l'umiltà, non commettono iniquità e non proferiscono menzogna, perché trovano riparo nel Signore. È lui infatti che, attraverso la sua azione sovrana, garantisce un futuro di felicità e di vita ai poveri e ai perseguitati. Lo afferma Paolo nella seconda lettura: "... Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato... perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio". La riflessione dell'apostolo è in sintonia con le beatitudini, proclamate da Gesù, secondo Matteo, all'inizio del lungo discorso della montagna. La conclusione di Paolo diventa significativa per i credenti: "chi si vanta, si vanti nel Signore". I credenti trovano la felicità e la sicurezza non nella loro condizione sociale, economica e culturale, e nemmeno nel loro comportamento etico, ma nella relazione di fede con Dio vissuta nello spirito delle beatitudini indicate da Gesù.
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica?
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo, che mi è ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)
LETTURA COMMENTO VITA
UNITÀ PASTORALE MADONNA DELLA SALUTE
22 gennaio 2023 – III Domenica del T. O.
Seguire Gesù è convertirsiIsaia 8,23b-9,3 - Salmo 26 - 1 Corinti 1,10-13.17 - Matteo 4,12-23
LetturaLa liturgia domenicale riprende la lettura del vangelo di Matteo. Dopo la predicazione di Giovanni Battista ed il battesimo di Gesù al fiume Giordano, si incontra il passo che presenta le tentazioni di Gesù nel deserto. Questo brano è per il momento tralasciato e sarà ripreso all'inizio della Quaresima. Si passa ora ad un testo abbastanza articolato che costituisce il brano odierno.
Mt 4, 12-2312Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! 16 Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta. 17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". 18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì.CommentoIl brano si articola in tre scene tra loro collegate. Il primo quadro presenta la cornice storica e spirituale in cui si pone il primo annuncio programmatico di Gesù (4,12-17). Il secondo è costituito dalla chiamata delle due coppie di fratelli (4,18-22). Infine, l'ultima scena offre un quadro riassuntivo dell'attività itinerante di Gesù in Galilea (4,23-25). Di quest'ultima parte il testo liturgico riporta soltanto il primo versetto. Si inizia con la notizia di un trasloco di Gesù. Egli lascia Nazaret, la città dove aveva dimorato con la famiglia dopo il ritorno dall'Egitto, e si trasferisce nella cittadina di Cafarnao, sulle rive del lago di Galilea. Perché questo spostamento? Per adempiere la volontà del Padre, che si esprime attraverso le Scritture: "perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia". Il territorio di Zabulon e di Neftali, indicato dalla citazione isaiana, corrisponde alla regione che si estende sulla riva occidentale del lago, a nordovest, dove anticamente risiedevano le due tribù e dove sorge Cafarnao. Quel territorio è chiamato anche "Galilea delle genti" o dei pagani. Qui infatti, a causa delle vicissitudini storiche, gli ebrei residenti si erano mescolati con i pagani, perdendo la loro identità originaria. Così dai capi religiosi di Gerusalemme gli abitanti della Galilea erano considerati dei pagani. Ed è proprio qui che Gesù, seguendo la volontà del Padre, inizia il suo ministero rivolto alle pecore perdute della casa d'Israele. Non solo gli abitanti della Galilea, ma anche tutto il popolo, nel suo insieme, hanno bisogno di essere guidati dalla luce che egli porta. Per questo la sua predicazione inizia con l'invito alla conversione, al cambiamento radicale della vita iniziando a cambiare il modo di pensare, a riprendere il cammino che è stato smarrito: "Convertivi, perché il regno dei cieli è vicino". L'urgenza della conversione è data dalla vicinanza del regno dei cieli, cioè del regno di Dio, attraverso la persona di Gesù, le sue parole ed i suoi gesti di salvezza. A questo punto Matteo inserisce nella narrazione la chiamata delle due coppie di fratelli, avvenuta sulle rive del lago. Essi diventano così un modello concreto di conversione. Infatti stabiliscono un rapporto irreversibile con Gesù e, dopo aver ascoltato le sue parole, mettono subito in pratica concretamente quegli insegnamenti. Così il maestro incontrato, orienta in modo decisivo e definitivo tutta la loro esistenza. Attraverso queste esperienze qualificanti, Gesù abilita i suoi discepoli ad essere "pescatori di uomini", cioè a continuare con la propria vita e con la testimonianza ad invitare gli uomini a conversione, come faceva Gesù, perché tutti possano entrare nel regno. L'attività evangelizzatrice e sanante di Gesù, presentata nell'ultimo versetto, deve diventare l'esperienza che qualifica la vita della Chiesa e di ogni cristiano.
Gesù inizia il suo ministero pubblico, guidato dalla volontà del Padre, sulle rive del lago di Galilea. Egli invita tutti alla conversione, che è indispensabile per incontrare realmente Dio Padre, il quale si fa vicino ad ogni uomo per mezzo del suo Figlio. La vera conversione consiste nel prendere sul serio il rapporto personale con Gesù e nel mettere in pratica concretamente i suoi insegnamenti. Così tutti si diventa evangelizzatori.
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APOCALISSE
Ottava Lettura
Lettura
Nel terzo capitolo continuano le lettere mandate alle sette chiese. Gesù alla maniera di un capo di comunità da indicazioni concrete per la vita della gente. Sono indicazioni pastorali. Le lettere hanno una forma letteraria identica. Esse però non fanno parte del genere epistolare classico. Oggi vediamo l'ultima delle sette lettere.
Ap 3, 14-2214All'angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi:"Così parla l'Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. 15Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. 17Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. 18Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. 19Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. 20Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. 21Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. 22Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese".CommentoLa settima ed ultima lettera è indirizzata alla Chiesa di Laodicea, prospera città a oriente di Efeso nella valle del fiume Licos, sulla strada dei commerci con i paesi d'Oriente. Il nome è stato dato in onore della moglie del fondatore, il re siro-ellenistico Antioco II (260-247 a.C.). Era una città ricca nella quale c'era molta vivacità e il divertimento dilagava. Anche la comunità cristiana era stata contaminata da questo clima e Cristo, presentato come "l'Amen" e "Testimone fedele e veritiero, il Principio della creazione di Dio", sferza un violento attacco ai cristiani. Gesù presentandosi come l'Amen, concentra su di sé le fedeltà di Dio alle sue promesse verso l'uomo e verso il creato. Teniamo presente che siamo in un contesto liturgico e a questo gruppo il Risorto si presenta come Amen e l'assemblea a sua volta risponde amen. Gesù risorto-amen sarebbe la realizzazione piena delle promesse di Dio a cui la comunità ecclesiale risponde con amen e cosi si crea una relazione profonda tra Gesù e la comunità. Il Testimone... ancora nella linea di Amen, cioè Gesù è la concretizzazione delle promesse in quanto la sua testimonianza è la concretizzazione fedele della Parola di Dio. Principio della creazione... Gesù risorto è il principio dell'azione creativa di Dio (cfr. Gv 1,1ss). Come è stato l'inizio del creato così lo è della comunità nuova e ne è anche la fine (alfa e omega 1,8). Gesù chiede di essere capito e riscoperto per portare a compimento la realizzazione della sua Parola nella comunità, che realizzerà unita a lui l'azione creatrice di Dio. Nella civiltà del benessere Dio non è combattuto ma ignorato, il male ed il bene si confondono, il peccato non è considerato nella sua gravità ed è accolto con superficialità. Questa situazione rende tiepida ed indifferente la coscienza . Con una immagine veramente forte è presentata la nausea alla bocca di Cristo ed il rigetto delle situazioni di questo genere, perché egli non tollera il compromesso, l'ambiguità, la banalità, la superficialità ed il vuoto interiore. La Chiesa di Laodicea viene di conseguenza vomitata, respinta, rigettata lontano nel silenzio e nelle tenebre. Laodicea era una città ricca piena di commercio e attività finanziarie, con banche e centri commerciali. Anche la Chiesa si era lasciata tentare dalla ricchezza convincendosi di essere autosufficiente. Il benessere crea la coscienza ottusa; l'orgoglio di ogni genere (spirituale, intellettuale, economico) acceca la mente; le tante cose possedute portano ad autogiustificarsi: "Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla". Le parole di Cristo smascherano le povertà che le ricchezze procurano. La lettera nella conclusione presenta l'atteggiamento educativo di Gesù Cristo, l'invito alla conversione e una descrizione della dinamica della salvezza: v. 20. Infine lo Spirito annuncia ai cristiani (i vincitori e fedeli), che se restano uniti a Cristo, l'intronizzazione con lui nella gloria (v. 21).
Anche noi viviamo in una società ricca ed opulenta piena di rischi e di divinità pagane. Abbiamo delle divinità pagane nella nostra vita?
Davanti a Cristo manifestazione massima del Padre rischiamo l'indifferenza, la superficialità, la relativizzazione.
Uniti a Gesù si evita questo pericolo, però è necessario conoscerlo e vivere i suoi insegnamenti. Facciamo questo?
Si è uniti a Gesù se si ascolta la sua Parolo, se si apre la nostra vita perché lui entri.
Uniti a Gesù partecipiamo già ora alla sua gloria, e cioè alla vittoria sul male e sulla morte, e poi per sempre nell'eternità
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LETTURA COMMENTO VITA
UNITÀ PASTORALE MADONNA DELLA SALUTE
15 gennaio 2023 – II Domenica del T. O.
Gesù libera il mondo dal peccatoIs 49,3.5-6 – Sal 39 - 1 Cor 1,1-3 – Gv 1,29-34
LetturaDopo il prologo (Gv 1,1-18), che la liturgia ci ha proposto nella celebrazione di Natale e della seconda domenica dopo Natale, il vangelo di Giovanni riporta la testimonianza del Battista. Costui, di fronte agli inviati dei sacerdoti e dei leviti, presenta la sua identità e la sua missione (Gv 1,19-28). Quando poi vede Gesù avvicinarsi, egli parla del Messia. È questo il contenuto del passo della domenica odierna.
Giovanni 1,29-3429 Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30 Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele". 32 Giovanni testimoniò dicendo: "Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". 34 E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio".CommentoLa pericope liturgica può essere divisa in due parti. Nella prima (vv. 29-31) Giovanni Battista presenta Gesù «agnello di Dio» che era prima di lui. Nella seconda (vv. 32-34) il profeta del deserto dichiara la stretta relazione esistente tra Gesù e lo Spirito Santo. Analizziamo meglio le due parti. Vedendo Gesù che viene verso di lui il Battista dichiara: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!". L'immagine dell'agnello rimanda ai molti contesti biblici nei quali ricorre l'agnello: i sacrifici al tempio, l'agnello pasquale, il servo del Signore, che come agnello è condannato a morte violenta ed ingiusta. Tutte queste sono però metafore e nessuna di esse è collegata direttamente al perdono dei peccati. Per capire bene l'immagine dell'«agnello di Dio» occorre rifarsi all'agnello di cui si parla nel dialogo tra Abramo ed il figlio Isacco, quando stanno salendo sul monte del sacrificio (Gn 22). Alla domanda del figlio: "dov'è l'agnello per l'olocausto?", Abramo risponde: "Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio". Sullo sfondo di questa immagine del sacrificio di Isacco si comprende il senso delle parole del Battista. Gesù è l'agnello, che Dio ha inviato per essere immolato al posto di tutta l'umanità e per togliere definitivamente il peccato del mondo. È evidente a questo punto il rimando diretto alla passione - morte - resurrezione del Signore. Giovanni Batista completa la sua testimonianza su Gesù dicendo che dopo di lui viene uno più grande, perché esiste da prima, e tutto il suo ministero, caratterizzato dal battesimo con acqua, serve a far conoscere Gesù a Israele. La seconda parte della pericope ruota attorno alla visione della discesa e della permanenza dello Spirito su Gesù. È lo Spirito che fa conoscere al Battista Gesù, il figlio di Dio, ed è attraverso lo Spirito che Gesù dona il nuovo battesimo. Infatti col dono dello Spirito Santo, dato ai discepoli la sera di Pasqua (Gv 20,22-23), essi partecipano alla sua morte e resurrezione, ricevendo la remissione dei peccati.
All'inizio del ministero di Gesù, attraverso la testimonianza del Battista, l'evangelista delinea la finalità della venuta del Signore. Il figlio di Dio viene nella storia per liberare l'umanità dal peccato e per rendere tutti figli di Dio. Questo dono può essere riconosciuto ed accolto nella misura in cui ci si lascia guidare dallo Spirito Santo. È poi lo Spirito che spinge a rendere testimonianza a Gesù Cristo dappertutto.
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
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