APOCALISSE
Sedicesima Lettura
Lettura
Siamo sempre all'interno della sala dove si celebra la liturgia celeste. Dopo la triplice visione che ha accompagnato l'apertura del 6 sigillo, nel capitolo ottavo si spezza l'ultimo sigillo.
Ap 10, 1-111E vidi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube; l'arcobaleno era sul suo capo e il suo volto era come il sole e le sue gambe come colonne di fuoco. 2Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, 3gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. 4Dopo che i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere, quando udii una voce dal cielo che diceva: "Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo".5Allora l'angelo, che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo 6e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha creato cielo, terra, mare e quanto è in essi: "Non vi sarà più tempo! 7Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio, come egli aveva annunciato ai suoi servi, i profeti".8Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: "Va', prendi il libro aperto dalla mano dell'angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra". 9Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: "Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele". 10Presi quel piccolo libro dalla mano dell'angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza. 11Allora mi fu detto: "Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re".CommentoDopo tante immagini devastatrici sembra aprirsi all'orizzonte una luce positiva. Siamo davanti ad un intermezzo radioso con un angelo che emana da sé soltanto luce. Egli è avvolto da un manto di nubi[1], ha l'arcobaleno attorno alla testa (cfr. 4,3 caratteristica di Dio), il volto spendente di luce e le gambe fiammeggianti. Dopo essersi appoggiato sulla terra e sul mare lancia il suo grido che è paragonato ad un leone che ruggisce, perché la sua voce è vigorosa e forte. Attorno a lui rombano i tuoni che sono sette, come nel salmo 29, simbolo di pienezza e trascendenza che rimandano alle coreografie teofaniche, così come si ha nella apparizione di Dio sul Sinai (Es 19,16.19). Stiamo assistendo ad una rivelazione di Dio attraverso il suo mediatore: l'angelo possente che appoggia su terra e mare dominandoli come un immenso colosso. Dio interviene nella storia corrotta e la sua presenza porta quiete come dopo una tempesta. L'arcobaleno infatti era il segno della fine del diluvio e l'inizio dell'alleanza e della pace tra il Creatore e le creature. Le nubi si squarciano e lasciano passare i raggi del sole divino. Nella scena poi vi è un elemento che ritornerà anche in seguito: il piccolo libro aperto (v.2), in greco abbiamo il vezzeggiativo "librettino", nella mano dell'angelo. Che significato potrebbe avere questo librettino? Alcuni pensano all'AT, che è una parte della rivelazione del progetto di salvezza che Dio vuole per l'umanità. Esso è aperto perché accessibile e comprensibile solo con la venuta di Cristo. Si tratta di una parola rivelata divina, come si capirà dopo. Tuttavia Giovanni non deve scrivere quello che hanno detto i sette truoni, ma mettere tutto sotto sigillo, conservare tutto mentalmente sotto segreto. Il messaggio a cui si allude è la pienezza del progetto di Dio. Tale pienezza che rimane inaccessibile è in parallelo col piccolo rotolo che vedremo ora. Forse con questo rotolino si vuole alludere al libro dell'Apocalisse, attribuendole un valore misterioso e divino. Solo alla fine l'autore sarà autorizzato a svelare il contenuto del libretto: 22,10. L'angelo stesso con un giuramento solenne si impegna a garantire il compimento di questo annunzio che ora resta segreto. Lo svelamento è imminente perché imminente è il tempo del compimento del contenuto di quel messaggio (vv.5-7). Esso accadrà quando suonerà la settima ed ultima tromba. Allora il mistero divino sarà svelato, quel mistero che solo i profeti, e tra di essi Giovanni, avevano conosciuto per rivelazione divina. Il giuramento dell'angelo forse è desunto dal libro apocalittico di Daniele 12,7. Poco prima anche a Daniele era stato ordinato, come nel nostro caso, di chiudere le parole e sigillarle fino al tempo della fine ... (cfr. Dn 12,4). La voce da un altro comando a Giovanni che deve prendere il libretto dalla mano dell'angelo e assimilarlo inghiottendolo tutto (cfr. Ez 3,1-3). Il messaggio a Giovanni e alla sua comunità che ascolta il messaggio divino provoca gioia iniziale, ma richiede un'elaborazione assimilativa faticosa e dolorosa. Si sottolinea la bellezza e la gioia della rivelazione e la fatica a comprenderla e a metterla in pratica.
- La Parola contenuta nelle Scritture viene da Dio e Dio parla per mezzo di esse. Abbiamo questa fede?
- La voce di Dio arriva a noi anche attraverso il creato. Quando? Come? Cerchiamo di ascoltarla?
- Circa la fatica della lettura, della comprensione e della esecuzione della Parola di Dio come ci poniamo?
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo biblico e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con l'insegnamento di Gesù?
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è qualcosa di urgente a cui io posso contribuire per un miglioramento evangelico della realtà?
[1] La nube e le tenebre sono segni apocalittici e annunciano la venuta del giorno del Signore pieno di oscurità e di dolore (cfr. Amos 8,9-10). La tenebra come un segno attraverso il quale viene annunciato il giudizio di Dio. In Mc 15,33-37 si dichiara che il giudizio di Dio su tutto il mondo sarebbe iniziato e causato dalla morte in croce di Gesù. Il segno della tenebra che rimanda alla presenza di Dio è presente nella colonna di nube e di fuoco che accompagna Israele nell'esperienza dell'esodo nel deserto (Es 13,21; 14,19; 33,9; 40,34-38). La nube-tenebra viene ricordata nelle parole di Salomone al momento della dedicazione del Tempio a Gerusalemme. Dio abita in mezzo al suo popolo nella cella oscura del Tempio (1Re 8,10-13 e 2Cr 5,11-6,1). Di tenebra-nube si parla anche nella teofania del Sinai (Es 19,9; 20,21; 24,14-18). L'oscurità accompagna molte manifestazioni di Dio. Le raffigurazioni del giorno del Signore non comportano soltanto la tenebra ma anche tutto uno scenario di sconvolgimenti cosmici di lutto e di dolore che si diffondono sulla terra. Collegandoci con la tenebra alla morte di Gesù si può dire che queste narrazioni non riguardano cose future ma ciò che avviene sulla terra. La tenebra la troviamo anche nei racconti di Marco del Battesimo al Giordano e della Trasfigurazione (Mc 1,9-11; 9,7). In questi testi abbiamo non solo i segni della nube e dell'oscurità, ma anche i cieli squarciati che lasciano passare l'intervento di Dio.
APOCALISSE
Quindicesima Lettura
Lettura
Siamo sempre all'interno della sala dove si celebra la liturgia celeste. Dopo la triplice visione che ha accompagnato l'apertura del 6 sigillo, nel capitolo ottavo si spezza l'ultimo sigillo.
Ap 9, 1-211Il quinto angelo suonò la tromba: vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell'Abisso; 2egli aprì il pozzo dell'Abisso e dal pozzo salì un fumo come il fumo di una grande fornace, e oscurò il sole e l'atmosfera. 3Dal fumo uscirono cavallette, che si sparsero sulla terra, e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. 4E fu detto loro di non danneggiare l'erba della terra, né gli arbusti né gli alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. 5E fu concesso loro non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il loro tormento è come il tormento provocato dallo scorpione quando punge un uomo. 6In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte fuggirà da loro.7Queste cavallette avevano l'aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d'oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. 8Avevano capelli come capelli di donne e i loro denti erano come quelli dei leoni. 9Avevano il torace simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali era come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all'assalto. 10Avevano code come gli scorpioni e aculei. Nelle loro code c'era il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. 11Il loro re era l'angelo dell'Abisso, che in ebraico si chiama Abaddon, in greco Sterminatore.12Il primo "guai" è passato. Dopo queste cose, ecco, vengono ancora due "guai".13Il sesto angelo suonò la tromba: udii una voce dai lati dell'altare d'oro che si trova dinanzi a Dio. 14Diceva al sesto angelo, che aveva la tromba: "Libera i quattro angeli incatenati sul grande fiume Eufrate". 15Furono liberati i quattro angeli, pronti per l'ora, il giorno, il mese e l'anno, al fine di sterminare un terzo dell'umanità. 16Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero. 17E così vidi nella visione i cavalli e i loro cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo; le teste dei cavalli erano come teste di leoni e dalla loro bocca uscivano fuoco, fumo e zolfo. 18Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che uscivano dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell'umanità. 19La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code, perché le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse fanno del male.20Il resto dell'umanità, che non fu uccisa a causa di questi flagelli, non si convertì dalle opere delle sue mani; non cessò di prestare culto ai demòni e agli idoli d'oro, d'argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; 21e non si convertì dagli omicidi, né dalle stregonerie, né dalla prostituzione, né dalle ruberie.CommentoAl suono di tromba del quinto angelo un altro astro precipita sulla terra. Ma l'attenzione non si rivolge all'astro caduto ma all'angelo che riceve la chiave dell'Abisso infernale (in ebraico tehòm, cioè la sede delle acque caotiche che mettono in difficoltà il creato) qui rappresentato come un pozzo dal quale escono vapori e fumi. Questo pozzo ritornerà in scena nel cap. 20. La caduta della stella potrebbe anticipare la caduta del falso profeta, della bestia e di Satana che sarà descritto poi nel cap. 20. Appena tolto il coperchio dal pozzo escono fumi e vapori che inquinano l'atmosfera. Forse l'autore nella narrazione si ispira a Gen 19,28, il fumo che sale da Sodoma. Che significato potrebbe avere questa immagine? Nel mondo è presente il demoniaco ed è capace di danneggiare la creazione di Dio. Tutto però resta sempre sotto il controllo del Creatore, infatti è lui che ha le chiavi e permette questa apertura per mostrare i contorni mostruosi del male. Le cavallette che escono dal fumo rimandano all'ottava piaga d'Egitto (cfr. Es 10,12-15), un flagello endemico in oriente narrato anche da Gioele (capp. 1-2). Le cavallette che escono dal fumo hanno un profilo mostruoso e demoniaco; esse si scatenano sulla terra con tutta la loro forza distruttrice e velenosa (vv. 3-4). Le cavallette sono paragonate agli scorpioni simbolo del demonio. Ad esse viene data una consegna contro natura: passare da esseri erbivori a carnivori. Infatti devono aggredire gli uomini infedeli e peccatori e che non possiedono il sigillo divino. Sono strumenti del giudizio divino ma per un tempo limitato, cinque mesi (v. 5). La loro azione sarà terribile e provocheranno il desiderio della morte. È la disperazione di chi ha nausea e vergogna di una vita sulla quale incombe il giudizio di Dio e spera in una liberazione data dalla morte, che però non viene. Questo dramma si trova descritto anche nei classici antichi. Il narratore enfatizza la narrazione sulle cavallette, frutto della sua immaginazione e sembra dimenticarsi del contesto generale per fissarsi soltanto su questi animali portatori della punizione divina. Segue poi una menzione alla guerra e ad un generale che guida questo evento assiso sul suo cavallo. Siamo davanti al trionfo di un conquistatore, alla sua forza e al suo potere. Forse si allude ai Parti (cfr. 6,1-2). Anche l'attrezzatura descritta è in linea con la prospettiva militare. Le cavallette sembrano uno stuolo di carri in marcia o una squadriglia aerea. Qui si vuole sottolineare non tanto l'evento in sé ma la potenza distruttiva del demoniaco. In esse si può intravedere anche la tentazione della lussuria che incanta e seduce l'umanità. Nelle zanne leonine si può intravedere il simbolo della violenza. In questi animali si concentrano le mille sfaccettature del male. Ritorna poi lo scorpione simbolo per eccellenza del demoniaco in tutto l'Oriente. Le locuste con le loro code velenose diventano segno del male e dell'azione satanica che avvelena la vita e la coscienza. A capo di questa armata mostruosa c'è l'angelo dell'Abisso che porta un nome infernale espresso in ebraico e in greco, le due lingue della Bibbia. In ebraico Abaddon, un termine che deriva dal verbo distruggere e nell'AT ricorre 5 volte per designare gli inferi ed il regno dei morti. In greco il termine è Apollyon (con una allusione ad Apollo?) che significa sterminatore e richiama l'Angelo che stermina i primogeniti in Egitto (Es 12,23). Questo angelo della morte spirituale ci ricorda quanto dice il libro della Sapienza 2,24. Tuttavia il trionfo del male è limitato, non è totale e definitivo, dura solo 5 mesi un tempo circoscritto. Come era accaduto per il sesto sigillo così anche la sesta tromba che suona ha un rilievo particolare. Essa è accompagnata da una voce che esce dai corni dell'altare dell'incenso, già presentato in 8,3, all'interno del tempio celeste modellato sulla base di quello gerosolimitano. La voce invita a liberare i 4 angeli prigionieri sul fiume Eufrate. Forse vi è un rimando ai 4 re orientali che combatterono contro Abramo (cfr. Gen 14). In ebraico re melakim e angeli malakim hanno il suono simile. Al tempo in cui fu scritta l'Apocalisse l'Eufrate segnava il confine tra l'impero romano ed i parti. Era quindi un luogo di tensione e di possibili scontri. Gli angeli incatenati sono strumenti che incutono terrore e quindi vanno liberati. Essi liberati irrompono come una fiumana che tutto travolge. Essi però non sono autonomi come il male non è mai indipendente. Essi si scatenano soltanto su un terzo dell'umanità con un tempo circoscritto con ora, giorno, mese e anno (v. 15). L'ora delle tenebre fa parte di un progetto divino che è ben pianificato. Le forze del male sono poderose, ma questa enfatizzazione ha lo scopo di affermare che la potenza del male c'è nella storia ma superiore è la potenza divina che controlla. Ancora una volta si ricorda che il castigo divino è sempre limitato e mai totale. Con queste bocche infernali si vuole evocare la loro parola perversa, il loro discorso deleterio simile a fumo che asfissia. Infine il flagello della guerra è sempre demoniaco. L'umanità però non si converte e persevera nei suoi peccati (vv.21-22). Ma la più grave resta l'idolatria.
- nel mondo è all'opera il Maligno. Ne siamo consapevoli? Come ci difendiamo?
- Occorre convertirsi. Cosa significa convertirsi?
- Dio punirà chi fa il male.
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo biblico e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con l'insegnamento di Gesù?
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è qualcosa di urgente a cui io posso contribuire per un miglioramento evangelico della realtà?
LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Mincio
Goito 12 marzo 2023 - III domenica di Quaresima
Si converte chi sta col SignoreEsodo 17, 3-7 . Salmo 94 . Romani 5, 1-2.5-8 . Giovanni 4, 5-42
LetturaNella terza domenica di quaresima s'incontra il passo dell'evangelista Giovanni detto "della samaritana". Nel racconto troviamo però presentate anche altre scene, che capitano attorno al pozzo di Giacobbe. Il brano si trova nella grande sezione del vangelo, dopo il prologo (Gv 1, 1-18), indicata come "Il libro dei segni" (Gv 1, 19-12, 50). In questa parte l'evangelista presenta il ministero pubblico di Gesù attraverso il quale, con segni e parole, mostra se stesso al popolo come rivelazione del Padre. Tale manifestazione produce di conseguenza il rifiuto da parte della gente: "venne tra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto".
Gv 4, 4-424 Gesù Doveva perciò attraversare la Samaria.5 Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7 Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: "Dammi da bere". 8 I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9 Allora la donna samaritana gli dice: "Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10 Gesù le risponde: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva". 11Gli dice la donna: "Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". 13 Gesù le risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". 15 "Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". 16 Le dice: "Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui". 17 Gli risponde la donna: "Io non ho marito". Le dice Gesù: "Hai detto bene: "Io non ho marito". 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". 19Gli replica la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta! 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". 21 Gesù le dice: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità". 25Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa". 26 Le dice Gesù: "Sono io, che parlo con te".27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: "Che cosa cerchi?", o: "Di che cosa parli con lei?". 28 La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29 "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". 30 Uscirono dalla città e andavano da lui.31 Intanto i discepoli lo pregavano: "Rabbì, mangia". 32 Ma egli rispose loro: "Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". 33 E i discepoli si domandavano l'un l'altro: "Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?". 34 Gesù disse loro: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Voi non dite forse: "Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura"? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37 In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica".39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: "Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".CommentoNei primi versetti (Gv 4, 4-6) l'introduzione inquadra il racconto dal punto di vista geografico e degli spostamenti di Gesù. Egli, che è in viaggio verso Gerusalemme, deve attraversare la Samaria e, durante il tragitto, si ferma al pozzo di una città chiamata Sicàr. Questa è probabilmente da identificare col piccolo abitato di Sichem, che sorgeva a duecento metri dal pozzo di Giacobbe. Il villaggio ebbe nell'antichità un posto molto importante perché legato alle vicende dei patriarchi e perché costruito ai piedi del monte Garizìm, su cui sorgeva il tempio dei samaritani. A Sichem, dopo la distruzione di Samaria, si radunò la comunità samaritana, la quale riteneva di discendere da Giuseppe figlio del patriarca Giacobbe. A questo punto il racconto presenta tre scene avvenute attorno al pozzo. La prima (Gv 4, 7-26) è dominata dal dialogo di Gesù con la samaritana, che oltre ad essere donna appartiene ad un popolo considerato di razza inquinata e quindi pagano. Di conseguenza tra ebrei e samaritani non c'erano rapporti facili. Per tale ragione la donna rimane stupita dalla domanda fattale da un ebreo di nome Gesù: "dammi da bere". Il resto del dialogo vuole portare la samaritana ad incontrare autenticamente Gesù. La donna ha molte difficoltà ad accogliere la comunicazione di Gesù perché condizionata dalle sue esperienze ed esigenze materiali ("Signore tu non hai un mezzo per attingere ed il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? ... dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua"), dalle vicende affettive (aveva avuto cinque mariti) e dalle tradizioni religiose ("i nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte..."). Gesù, con grande pazienza ed amabilità, spiega ogni cosa e prepara così il terreno perché la sua interlocutrice possa riconoscere in lui il Messia; ad ella Gesù dice: "sono io che ti parlo". La seconda scena (Gv 4, 27-38) vede interagire Gesù ed i discepoli. Anch'essi si rivolgono al maestro partendo da un problema concreto: "Rabbi, mangia"; egli risponde portando la conversazione su di un piano diverso: "ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". I discepoli non colgono lo spessore delle parole di Gesù ed egli interviene nuovamente per chiarire il suo pensiero, sottolineando la sua preoccupazione principale che consiste nel fare la volontà del Padre: "mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera". Per spiegarsi meglio cita due detti proverbiali. Come la natura lentamente svolge il suo corso, così anche la volontà di Dio gradualmente si realizza in pienezza nella storia delle persone. Di conseguenza, coloro che sono chiamati a lavorare nell'«azienda del Signore» non devono essere preoccupati della mansione da svolgere, ma di mettersi al servizio della volontà del Padre che, da protagonista, è all'opera in tutti: "levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura". L'ultima scena (Gv 4, 39-42), già anticipata nei vv. 29-30, presenta "molti samaritani di quella città", che vanno da Gesù stimolati dalle parole della donna. Costoro credono in Gesù attraverso la testimonianza della samaritana, ma la loro fede si stabilizza dopo essere stati due giorni con lui. Infatti essi dicono: "Non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".
In conclusione possiamo affermare che ogni itinerario di vita cristiana deve portare ad un incontro autentico con Gesù Cristo. Egli è riconosciuto ed accolto soltanto quando, anche col suo aiuto, ci si libera da tutte le sovrastrutture che impediscono un rapporto immediato, libero e decisivo. Chi sta al suo gioco diventa, di conseguenza, testimone ed evangelizzatore, perché altri lo possano incontrare. Al riguardo è necessario vigilare attentamente, perché la salvezza non è data dai discepoli, ma da Gesù Cristo che porta gli uomini in comunione col Padre. Per questo ogni esperienza ecclesiale diventa significativa ed incisiva se porta le persone a "stare" in compagnia assidua con Gesù Cristo, ad ascoltarlo e a vederlo.
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)
LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Mincio
Goito 5 marzo 2023 - II domenica di Quaresima
Solo Gesù può donare la salvezza del PadreGenesi 12, 1-4a . Salmo 32 . 2 Timoteo 1, 8b-10 . Matteo 17, 1-9
LetturaDopo il tredicesimo capitolo, in cui Gesù attraverso parabole parla del regno dei cieli, seguono altri due dove l'evangelista ha raccolto episodi di conflitto e di rivelazione. I conflitti sono con gli abitanti di Nazaret o con altri connazionali, nei confronti dei quali Gesù contesta il modo di applicare la legge. Attraverso miracoli egli si manifesta sempre più alle genti, per poi arrivare a parlare direttamente e personalmente con i discepoli. Infatti, dopo aver chiesto ad essi, ed in particolare a Pietro, di professare la fede, nel famoso dialogo avvenuto a Cesarea di Filippo, Gesù fa conoscere ai discepoli che egli dovrà morire e che anch'essi nella vita porteranno la croce dietro a lui. Con questa esperienza che vivono cerca di rincuorarli.
Mt 17, 1-91Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: "Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: "Alzatevi e non temete". 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti".CommentoIl brano del vangelo della seconda domenica di quaresima è abitualmente chiamato "vangelo della trasfigurazione". Questa, di fatto, costituisce soltanto uno degli aspetti in cui si articola il racconto di Matteo. Il primo versetto funge da introduzione. Qui l'evangelista colloca geograficamente la scena - "in disparte, su un alto monte" - e presenta i personaggi. Gesù è il protagonista. Egli, prendendo l'iniziativa, porta "con sé Pietro, Giacomo e Giovanni", tre dei suoi discepoli. La vicenda sul monte si snoda in tre sequenze. Nella prima troviamo presentata la trasfigurazione di Gesù, attraverso la quale egli cambia radicalmente l'aspetto del suo volto ed anche delle vesti, e l'apparizione di Mosé ed Elia, che si intrattengono amabilmente con lui. Alla scena assistono direttamente i discepoli, perché tutto avviene "davanti a loro". La seconda si apre con le parole di Pietro rivolte a Gesù. Egli, che desidera prolungare quell'esperienza, perché era per loro bello stare sul monte, propone la costruzione di tre capanne per Gesù ed i personaggi celesti, affinché la loro presenza potesse perdurare. Segue poi una nuova apparizione: "una nube luminosa li coprì con la sua ombra". La nube, nella tradizione biblica, è il segno concreto della presenza di Dio. È Dio Padre, quindi, che in quel momento si fa presente sul monte e la voce udita ne è la conferma. Le parole pronunciate da Dio riguardano Gesù, il quale non è come Mosé ed Elia, anche se si colloca in quella scia luminosa. Gesù è proclamato "Figlio amato", voluto e scelto dal Padre per rivelare e realizzare la salvezza definitiva degli uomini. Per questo occorre ascoltarlo. La sequenza si chiude riportando l'attenzione sui discepoli che, "presi da grande timore cadono con la faccia a terra", in quanto non riescono a reggere davanti al mistero di Dio che si rivela. Nell'ultima sequenza Gesù prende nuovamente l'iniziativa e, coerentemente con la missione ricevuta dal Padre, si avvicina ai discepoli, li tocca, risollevandoli dalla prostrazione in cui erano caduti, e con le sue parole li invita a non aver paura. I discepoli, infatti, d'ora in poi vedranno solo Gesù e solo lui potrà far giungere fino a loro la salvezza, dono del Padre. La conclusione del brano presenta il gruppetto che scende dal monte e le consegne date da Gesù ai suoi: "non parlate a nessuno di questa visione ...". Infatti, soltanto dopo la resurrezione di Gesù essi avranno piena consapevolezza del dono ricevuto e dell'esperienza fatta; allora saranno anche in grado di parlare in modo significativo, cioè essere testimoni.
Si può dire che ai discepoli, chiamati a seguire il maestro da vicino condividendo anche la croce, affinché non si perdano d'animo, Gesù concede ad alcuni di viver la forte esperienza sul monte. In quel luogo egli non solo è presentato continuazione e compimento della storia della salvezza, ma, attraverso le parole del Padre, è indicato come l'unico che possa risollevare i suoi, dar loro coraggio, interpretare le parole del Padre e rendere partecipe della salvezza. Questa sarà sperimentata pienamente soltanto con la resurrezione di Gesù e dei discepoli, di cui la vicenda sul monte è un anticipo. Nel frattempo Gesù continua a camminare amorevolmente con i suoi per i sentieri del mondo e del tempo.
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)
APOCALISSE
Quattordicesima Lettura
Lettura
Siamo sempre all'interno della sala dove si celebra la liturgia celeste. Dopo la triplice visione che ha accompagnato l'apertura del 6 sigillo, nel capitolo ottavo si spezza l'ultimo sigillo.
Ap 8, 1-131Quando l'Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz'ora.2E vidi i sette angeli che stanno davanti a Dio, e a loro furono date sette trombe. 3Poi venne un altro angelo e si fermò presso l'altare, reggendo un incensiere d'oro. Gli furono dati molti profumi, perché li offrisse, insieme alle preghiere di tutti i santi, sull'altare d'oro, posto davanti al trono. 4E dalla mano dell'angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme alle preghiere dei santi. 5Poi l'angelo prese l'incensiere, lo riempì del fuoco preso dall'altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono tuoni, voci, fulmini e scosse di terremoto.6I sette angeli, che avevano le sette trombe, si accinsero a suonarle.7Il primo suonò la tromba: grandine e fuoco, mescolati a sangue, scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra andò bruciato, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde andò bruciata.8Il secondo angelo suonò la tromba: qualcosa come una grande montagna, tutta infuocata, fu scagliato nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, 9un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto.10Il terzo angelo suonò la tromba: cadde dal cielo una grande stella, ardente come una fiaccola, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. 11La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono a causa di quelle acque, che erano divenute amare.12Il quarto angelo suonò la tromba: un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e così si oscurò un terzo degli astri; il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.13E vidi e udii un'aquila, che volava nell'alto del cielo e che gridava a gran voce: "Guai, guai, guai agli abitanti della terra, al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!".CommentoL'Agnello Cristo rompe l'ultimo sigillo che chiudeva il libro della storia umana. In cielo si crea un silenzio magico e surreale, segno di stupore e di contemplazione (v. 1). Che significa la citazione di un silenzio di mezz'ora? È un tempo breve e imperfetto. È un silenzio di sospensione e di attesa di un evento che viene seguito col fiato sospeso. Poi l'apostolo vede sette angeli di alto rango che stavano ritti davanti a Dio ai quali vengono consegnate sette trombe. Si prepara un evento da vedere e da sentire. Appare un altro messaggero divino che si accosta all'altare del tempio celeste. qui vediamo un collegamento ancora con il Tempio di Gerusalemme dove c'era l'altare dell'incenso sul quale continuamente si innalzava il fumo profumato simbolo della preghiera del popolo (Es 30,1-10 e Sal 141,2). Il rito descritto sembra richiamare il sacrificio vespertino al Tempio quando il sacerdote con un carbone preso dall'altare degli olocausti incendiava un pugno di incenso sull'altare d'oro dei profumi. Anche nel tempio celeste sale questo profumo che è formato dalle preghiere fatte dai santi che stanno davanti al trono di Dio e dagli angeli (v.4). Improvvisamente la scena liturgica viene attraversata come da un fulmine. Con un gesto inatteso l'angelo scaglia l'incensiere colmo di fuoco sulla terra. Al posto del silenzio e della lode precedenti subentrano tuoni, fulmini, clamori e terremoto. Che senso possiamo dare a questi due momenti? Forse si deve pensare che la preghiera dei santi-cristiani è un appello efficace perché Dio irrompa nella storia per correggerla, per vincere il male e cancellare le vergogne presenti. Ma quel fuoco è anche calore e luce per i credenti che assistono all'irruzione divina nella storia. Col v.6 si apre un nuovo possente settenario degli angeli trombettieri. La tromba nella Bibbia non è solo uno strumento musicale liturgico ma è anche simbolo che scandisce l'irrompere dei tempi ultimi del mondo e dell'umanità (cfr. Giele 2,1; Sofonia 1,16; 1Tes 4,16). Il suono dei primi quattro squilli di tromba è descritto con scene parallele tra loro. È da notare che i flagelli, che accompagnano ogni squillo, si collegano alle piaghe descritte nel libro dell'Esodo piombate sugli egiziani (7,14-11,10). Il primo angelo col suo squillo di tromba introduce una sciagura planetaria. Essa rimanda all'ultima piaga d'Egitto, quella della grandine e dei fulmini, qui si aggiunge anche il sangue (cfr. v.7 ed Es 9,23-25). Queste immagini hanno lo scopo di mettere in scena ed immaginare come potrebbe essere il giudizio divino sulla storia. Non è il giudizio finale e definitivo, soltanto un terzo subirà il giudizio. Questo significa che è uno sconvolgimento controllato dell'armonia e dell'ordine della creazione, che Dio decide per correggere l'umanità. La scena seguente il suono della seconda tromba sembrerebbe evocare l'eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C. L'autore si ispira a modelli apocalittici tradizionali che descrivevano caduta di corpi celesti (vv.8-9). Il mare si fa parzialmente sangue e l'immagine rimanda al Nilo che divenne sangue (cfr.7,20-21). La catastrofe colpisce la terra, il mare e tutta la natura. Al terzo squillo di tromba sono ancora le acque ad essere colpite, quelle dolci e potabili (vv.10-11). A causa della caduta di un asteroide chiamato Assenzio, che richiama un sapore amaro (cfr. le acque amare nel deserto Es 15,23-26). Questi flagelli che cadono dal cielo sembrano alludere alla ribellione e caduta degli angeli che largo spazio ebbero nella letteratura apocrifa giudaica. Le stelle incarnavano gli angeli e la stella che cade diventa simbolo della caduta degli angeli (cfr. Lc 10,18). Col suono della quarta tromba si passa al cielo e all'aria (v. 12). La nona piaga d'Egitto consisteva nell'oscurarsi del sole e degli astri (Es 10,21-23). Ora viene ripresentata con lo sconvolgimento dei ritmi del sole, della luna e delle stelle. Le tenebre però non dominano completamente sul mondo, solo un terzo della luce è annientata. C'è ancora tempo per decisioni che possono mutare la nostra sorte. Alla fine nel cielo appare un'aquila che sembra mettere in guardia per evitare successivi flagelli collegati con le altre trombe. Dio nella Bibbia è raffigurato come aquila che protegge i suoi piccoli (cfr. Es 19,4 e Dt 32,11).
- Dio interverrà sicuramente nella storia per equilibrare le cose.
- Il giudizio di Dio ci sarà ma non sappiamo come sarà. Che idea abbiamo del giudizio di Dio?
- La preghiera dei cristiani e l'ascolto di Dio possono fare in modo che il giudizio sia benevolo e che si possa attuare delle celte che porteranno ad evitare la condanna. Cosa possiamo fare noi?
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo biblico e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con l'insegnamento di Gesù?
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è qualcosa di urgente a cui io posso contribuire per un miglioramento evangelico della realtà?