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Lectio divina sul Libro dell'Apocalisse - 18

APOCALISSE
Diciottesima Lettura

Lettura
Dopo la lunga serie di eventi che erano seguiti allo squillo della seta tromba (9,13-21) ora assistiamo al suono della settima ed ultima tromba.

Ap 11, 15-19
15Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: "Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli". 16Allora i ventiquattro anziani, seduti sui loro seggi al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra e adorarono Dio dicendo: 17"Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, 18perché hai preso in mano la tua grande potenza e hai instaurato il tuo regno. Le genti fremettero, ma è giunta la tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, i profeti, e ai santi, e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra". 19Allora si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l'arca della sua alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.

Ap 12, 1-6
1Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. 2Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 3Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. 5Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. 6La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

Commento
Dopo il suono della settima tromba nel cielo risuona una solenne proclamazione in onore del Sovrano celeste e di Cristo (v.15). Si ha ora la celebrazione del Regno del Messia, un po' sulla scia delle parole di Paolo: "Bisogna che Cristo regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi" (1Cor 15,25). L'espressione "regno del mondo" ci riporta alla definizione che troviamo nel vangelo di Giovanni "principe di questo mondo"[2] (cfr. Gv 14,30) riservata a satana e al rifiuto fatto da Gesù dell'offerta satanica dei "regni del mondo" avanzata dal tentatore (cfr. Mt 4,8). La vittoria pasquale di Gesù Cristo sulla morte, su satana e sul male fa si che ora tutto ciò che esiste sia riportato sotto la sovranità eterna di Dio. Ritornano in scena anche i 24 anziani della corte celeste, rappresentanti di tutti i giusti della Prima e della Seconda Alleanza (4,4). Col loro inno - che è forse una testimonianza degli inni che venivano cantati nelle liturgie della chiesa delle origini – essi adorano Dio come re del mondo e della storia. Prima l'avevano cantato come creatore (4,10) ed avevano celebrato l'Agnello Cristo come redentore (5,8-14), in attesa di cantare il giudizio divino su Babilonia, la prostituta (19,4). Col loro inno al Signore "che è e che era" (non c'è bisogno di attendere il futuro perché è già in azione, a differenza di quanto si diceva in 1,4.8), i 24 anziani proclamano l'era del giudizio definitivo (vv.16-18). Essi nel loro canto alludono al salmo messianico 2,1-5 e a quello del Regno di Dio 99,1. Con questi riferimenti si descrive sinteticamente il giudizio di Dio. Due sono i suoi aspetti, come due sono le fisionomie di Dio: c'è il giudice ed il salvatore, c'è la giustizia e l'amore, c'è la condanna e la ricompensa. Suggestiva è la quadruplice definizione dei giusti, ora salvati nel Regno di Dio. Essi sono "servi, profeti, santi e coloro che temono il nome" del Signore[3]. Viene così tratteggiato un ritratto del popolo di Dio, fatto di piccoli e grandi, delle sue varie dimensioni nate dal battesimo e attuate nella vita di fede e nella comunità ecclesiale: re, profeti e sacerdoti. La liturgia celeste aperta dall'inno dei 24 anziani ora si specifica ulteriormente nel v.19. Siamo nel tempio celeste che già abbiamo conosciuto. Ora si entra nel cuore del Santuario, il Santo dei Santi dove era custodita l'Arca Santa, segno concreto della presenza di Dio. Quell'arca nascosta agli sguardi umani da una spessa cortina di tessuto (il velo del Tempio) ora è aperta alla visione e alla contemplazione di tutti. Tuttavia la trascendenza di Dio rimane come è attestato dalla coreografia che rimanda alla manifestazione di Dio sulla terra con un linguaggio apocalittico (cfr. Es 19,19). Dio è vicino e lontano allo stesso tempo, è con noi e sopra di noi, è rivelazione e mistero.
Lasciati alle spalle i sette trombettieri con i loro squilli, prima di entrare nel terzo grandioso settenario delle coppe (c. 16), si ha un arco narrativo di quattro capitoli (cc. 12-15) molto densi e sembra che siano scanditi da tre "segni", ai quali si accompagnano altri elementi. Il primo elemento (12,1) è la donna; il secondo è il drago (12,3); il terzo segno sono gli angeli con i sette flagelli (15,19). Ci soffermiamo sui primi due segni. Questi due segni hanno come sfondo dei racconti del Primo Testamento: Gen 3,15 dove si contrappongono donna e serpente; Is 7,14 con la madre del re-messia; Is 66,7-14 Gerusalemme madre di tutti i popoli; Dn 7,7 che introduce il drago; Dn 10,13 battaglia contro il male ad opera di Michele. Siamo alla presenza di un mosaico di citazioni bibliche che vengono puntualizzate e reinterpretate. Il racconto si apre con la donna ammantata di dalla luce del sole come Dio stesso (Sal 104,2), segno di splendore e bellezza sovraumana. I dodici astri che fanno corona alla donna alludono alle dodici tribù d'Israele e ai dodici apostoli (cfr. Ct 6,10). Chi è questa donna? In ambito cristiano è stata identificata con Maria che partorisce il Cristo. Altri ritengono che sia personificata Gerusalemme o la Sapienza divina. Sicuramente l'autore è orientato in altra direzione e in questa donna raffigura l'Israele fedele sposa di Dio (Os 2 e Is 54) e nello stesso tempo la chiesa che lotta per mantenersi fedele a Dio e libera dal male: al suo interno può contare sempre della nascita di Cristo attraverso la parola evangelica e l'eucaristia. La donna incinta rimanda alla comunità fedele e feconda che soffre nel travaglio della storia, ma che sa di avere in sé il Figlio che salva. All'improvviso la dolce scena del parto è lacerata dall'apparizione del drago. È il secondo segno che è raffigurato come avversario di Dio richiamando in sé il male, il nulla, il demoniaco con nomi diversi: Rahab (Is 51,9), Leviatan (Is 27,1 e Sal 74,13-14), Behemot (Gb 40, 15-24). Un riferimento importante è pure il serpente di Gen 3. Le sette teste simboleggiano il suo potere immenso e le sette corna indicano una forza invincibile; le sette corone rimandano alla potenza demoniaca che si cela sotto le grandi potenze. L'azione del drago è una sfida al cielo e Giovanni riconosce al drago un potere soprannaturale. Il conflitto tra il drago e la donna col figlio diventa simbolo della lotta tra il bene e il male. Anche se il mostro è poderoso e la donna è fragile, la presenza del Figlio rimanda al Messia potente e armato (cfr. Sal 2). Il libro ci porta già alla risurrezione e ascensione al cielo e di conseguenza questa nascita non è quella di Betlemme ma del giorno di Pasqua. La madre è la madre del Messia e va nel deserto, luogo della intimità con Dio. Come Dio aveva protetto il popolo nel deserto dai nemici e l'aveva condotto nella terra promessa, così ora il nuovo popolo di Dio è difeso e protetto da Dio e la prova sarà limitata per un tempo di tre anni e mezzo.
- Dio ha uno sguardo positivo sul creato e sull'umanità, noi come ci poniamo? Quali conseguenze ne derivano?
- Che consapevolezza abbiamo della nostra identità di cristiani? Siamo dei salvati, dei redenti...
- Noi siamo sempre con Dio e Dio è con noi, solo il peccato grave ci separa da lui. La Riconciliazione riabilita la comunione con lui.
- Nella comunità-chiesa c'è la certezza della comunione con Dio per mezzo di Cristo.

La vita
Cerchiamo ora di interagire col testo biblico e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con l'insegnamento di Gesù?
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è qualcosa di urgente a cui io posso contribuire per un miglioramento evangelico della realtà?

[2]Il termine "mondo" nel quarto vangelo ha diversi di significati. Esso designa l'universo, la natura, il creato che è opera di Dio per mezzo del Verbo («Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste... Egli era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui», 1,3.10).
Il "mondo" è anche l'umanità intera, ossia le creature umane che popolano la terra (detta pure "mondo") e che, come si è visto (3,16-17), sono amate da quel Dio «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Timoteo 2,4). Fin qui il valore del termine è positivo e non giustifica quella frase di Gesù: "Io non prego per il mondo ma per coloro che mi hai dato... (Gv 17,9). C'è, però, un terzo significato radicalmente negativo: il "mondo" è anche la "mondanità", cioè coloro che rigettano coscientemente e coerentemente i valori dello spirito, la verità, l'amore, il bene, la giustizia. Non sono i semplici peccatori, che possono essere toccati nel cuore e convertirsi, ma i superbi oppositori del Bene, i sistematici negatori di ogni valore e, quindi, gli avversari di Cristo, consapevoli della sua verità ma, per interesse proprio o per arroganza di potere, pronti a rigettarla. Sono coloro che hanno per guida «il principe di questo mondo», Satana (Giovanni 12,31; 16,11).

[3]Nell'ebraismo no si poteva pronunciare il nome di Dio. Solo il sommo sacerdote lo gridava nel Santo dei Santi il giorno della festa dello Jom Kippur (della penitenza). Quando nella lettura del testo biblico si incontrava il nome di Dio, che non è mai stato vocalizzato degli studiosi "masoreti", si pronunciava "Adonai" nella celebrazione liturgica oppure "il nome" quando la lettura del testo avveniva in un altro contesto.

Lectio Divina Domenica delle Palme - A

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale "Madonna della Salute"
Goito 2 aprile 2023 domenica delle Palme

Crocefisso secondo le scritture
Isaia 50, 47-7 . Salmo 21 . Filippesi 2, 6-11 . Matteo 26, 14-27, 66

Lettura
Il racconto della passione e morte di Gesù di Matteo, pur articolandosi secondo lo schema caratteristico di Marco e Luca, presenta un orientamento proprio. È necessario quindi leggere con attenzione la narrazione perché dai fatti, dai personaggi, dai discorsi e dallo stile si evidenzia che tutto è costruito per una comunità di credenti che celebra, conosce e vive il mistero centrale della salvezza. La struttura del racconto può essere così articolata: la cena di addio 26, 14-29, l'agonia e l'arresto 26, 30-56; il processo davanti ai giudei 26, 57-27, 10; il processo davanti ai romani 27, 11-31; il calvario 27,32-54 e la tomba sigillata 27, 32-66. Ci soffermeremo soltanto sulla penultima parte, iniziando da quando Gesù, schernito e spogliato del mantello, va verso la crocefissione.

Matteo 26, 14-27, 66
... 45A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 46Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". 47Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia". 48E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. 49Gli altri dicevano: "Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!". 50Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. 51Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, 52i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. 53Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 54Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!".

Commento
La prima scena è costituita da un insieme di fatti che capitano durante il tragitto verso la crocefissione. Simone di Cirene porta la croce di Gesù; sul Golgota con la bevanda di vino mescolato a fiele e con lo spartirsi le vesti, tirandole a sorte, si concretizza quanto detto dai salmi 68,22 e 22,19. Gli aguzzini, che fanno la guardia al crocefisso ed ai due malfattori, innalzati accanto a Gesù, sottolineano che il "re dei giudei" è esposto alla pubblica infamia. La croce, come ogni mezzo di tortura, prima di annientare la vita fisica del condannato, lo espropria della sua dignità umana. La seconda scena presenta gli insulti indirizzati a Gesù dai passanti, dai sommi sacerdoti e dai concrocefissi. Tutti costoro, in sintonia con l'immagine del "giusto" sfidato dagli empi (cfr. Sal 22), chiedono che Gesù manifesti la sua grandezza evitando una morte ignominiosa e degradante. Egli invece sceglie di rivelare la sua identità di figlio di Dio, rimanendo fedele al Padre anche nella condizione di estrema impotenza e miseria, caratteristiche di molti uomini. L'ultima scena narra la morte di Gesù. Il quadro complessivo è dato dalla tenebra che ricopre tutta la terra da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio. Questo segno si collega con le tradizionali immagini bibliche della manifestazione di Dio. In mezzo alla tenebra Gesù, ispirandosi al salmo 22, lancia un grido che da un lato rivela la prova in cui giace l'orante e dall'altro indica la piena fiducia in uno sbocco positivo, anche se ci si trova in una situazione estrema. Alcuni dei presenti fraintendono il grido di Gesù cercano, con interventi umani di alleviare le sue sofferenze. Ma egli, lanciando un altro grido, muore. Alla sua morte seguono dei segni apocalittici. Il velo del tempio si spezza ed il terremoto annuncia la resurrezione dei morti, secondo la profezia di Ezechiele 37,12. La tenebra con gli altri segni muove la reazione del centurione e di coloro che erano con lui. Costoro, assieme alle donne, costituiscono il primo gruppo di persone che, pieni di timore religioso, riconoscono in Gesù il Figlio di Dio.

Concludendo si può dire che tutto quanto accade sul Calvario è il compimento delle Scritture, che Gesù ha seguito fedelmente per compiere con amore la volontà del Padre. Questa ha la preminenza anche nell'umiliazione della croce. Anche il lettore cristiano, che incontra gli insulti rivolti al crocefisso, nutre sempre più la certezza che il giusto è effettivamente liberato da Dio. Di conseguenza la morte di Gesù, con i segni ad essa collegati, diventa la dichiarazione ufficiale della fine del compito del tempio e di tutte le tradizioni antiche, perché da quel momento inizia, per mezzo di Gesù, la vittoria definitiva di Dio sulla morte e lui è il nuovo tempio. Allora chi incontra autenticamente la morte di Gesù, sperimentando la liberazione dal male, diventa iniziatore di un movimento di conversione e di fede per sé e per gli altri, destinato a diffondersi sempre più.

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE
Il tema centrale della domenica, detta delle "Palme", è costituito dal dono di salvezza che il Padre offre all'umanità per mezzo del figlio Gesù Cristo. L'inno cristologico della Lettera ai Filippesi delinea con chiarezza il dramma di umiliazione ed esaltazione di Cristo Gesù, che pur essendo di natura divina, spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo per il bene di tutta l'umanità. La morte in croce, di cui Matteo narra le fasi decisive, dà la misura concreta e visibile della spogliazione di Gesù e della sua piena condivisione della storia e della condizione umana. Egli ha vissuto tutto in piena obbedienza, cioè restando fedele a Dio anche nella condizione estrema della morte infame e orribile del condannato alla croce. Su questa fedeltà nella debolezza si rivela la signoria universale di Cristo e la paternità provvidente di Dio. Tutto quanto è espresso nel racconto evangelico e nella Lettera ai Filippesi viene anticipato profeticamente nel passo di Isaia. Il sevo del Signore, chiamato ad indirizzare allo sfiduciato una parola di conforto e speranza, svolge il suo ministero in ascolto fedele della Parola di Dio, affrontando con coraggio le difficoltà che si incontrano. La contemplazione di questi misteri diventa stimolo per la vita cristiana

La vita
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)

Lectio divina sul Libro dell'Apocalisse - 17

APOCALISSE
Diciassettesima Lettura

Lettura
Siamo sempre all'interno della sala dove si celebra la liturgia celeste. Dopo la triplice visione che ha accompagnato l'apertura del 6 sigillo, nel capitolo ottavo si spezza l'ultimo sigillo. Siamo sempre nella cornica del suono della sesta tromba.

Ap 11, 1-14
1Poi mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto: "Àlzati e misura il tempio di Dio e l'altare e il numero di quelli che in esso stanno adorando. 2Ma l'atrio, che è fuori dal tempio, lascialo da parte e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. 3Ma farò in modo che i miei due testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per milleduecentosessanta giorni". 4Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. 5Se qualcuno pensasse di fare loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di fare loro del male. 6Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiare l'acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli, tutte le volte che lo vorranno. 7E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. 8I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso. 9Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedono i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permettono che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. 10Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. 11Ma dopo tre giorni e mezzo un soffio di vita che veniva da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. 12Allora udirono un grido possente dal cielo che diceva loro: "Salite quassù" e salirono al cielo in una nube, mentre i loro nemici li guardavano. 13In quello stesso momento ci fu un grande terremoto, che fece crollare un decimo della città: perirono in quel terremoto settemila persone; i superstiti, presi da terrore, davano gloria al Dio del cielo. 14Il secondo "guai" è passato; ed ecco, viene subito il terzo "guai". 

Commento
Il brano che abbiamo davanti è complesso ed i verbi (greco) che lo sorreggono oscillano tra passato, presente e futuro. I primi due versetti fungono da introduzione e dopo aver divorato il rotolino a Giovanni viene consegnata una canna da geometra, unità di misura lineare (canone), simile ad uno scettro. Con la canna dovrà delineare i confini tra sacro e profano, tra bene e male, partendo dal tempio. Qui ci si riferisce al tempio di Gerusalemme costruito sul monte Sion ed abbellito da Erode il grande. L'immagine va molto oltre al tempio ed è Gesù che tramite il suo intermediario stabilisce ciò che è bene e ciò che è male (cfr. Ez 40,3.5; Zc 2,5-9). La missione dell'inviato di Dio è di definire e preservare le realtà più sante, il tempio ed i fedeli. Forse si allude alla chiesa, il tempio vivente di Dio, che è provata ed in difficoltà esterne (persecuzioni) ed interne (eresie). È necessario definire bene i confini tra bene e male perché il maligno si insinua nella realtà quotidiana vissuta dai giusti, ma il suo è un trionfo solo apparente e transitorio. Durerà soltanto quarantadue mesi lunari... un periodo limitato (cfr. Dn 7,25; 12,7 dove si indica la persecuzione di Antioco IV Epifane limitata). Il male è bloccato e imprigionato dal potere supremo di Dio. La scena centrale è strutturata attorno ai due testimoni (martyres in greco). È Cristo che parla e li introduce in scena con abiti penitenziali. Essi dovranno fare penitenza per tutto il tempo in cui il male sembra trionfare (v.3). il brano si ispira sicuramente a Zaccaria 4,2-14, qui si presentano due personaggi che guidano il ritorno di Israele dall'esilio babilonese: Giosuè e Zorobabele. Nel giudaismo si amava identificare con questi personaggi, simboleggiati attraverso l'olivo e la lampada (candelabro), i protagonisti dell'era messianica, una sorta di Messia-sacerdote e di re-Messia, verso i quali convergeva tutta la storia. Giovanni fa si che i due testimoni abbiano anche altri particolari appartenenti a figure bibliche. Nel v5 c'è un riferimento sl profeta Elia che per due volte fece scendere dal cielo il fuoco ad annientare i soldati che volevano catturare il profeta (2Re 1,10-14). Così i testimoni del testo si difenderanno da coloro che vogliono fare loro del male col fuoco. Come Elia i due testimoni non saranno fermati da nessun ostacolo perché Dio è con loro. Anche al v.6 si allude ad Elia quando si parla del potere di chiudere il cielo (1Re 17,1). Nello stesso v.6 c'è un rimando a Mosè e alla piaga delle acque del Nilo diventate sangue (Es 7,17-21; Ap 8,9). I due testimoni incarnerebbero la funzione profetica e legislativa che fu di Elia e di Mosè, come si vede anche nella trasfigurazione (Mt 17,3-4). Il significato dei due testimoni sarebbe la rappresentazione della chiesa che riprende l'antica profezia e ne è la continuazione, ma è anche nuova in Cristo con la sua risurrezione alla quale anch'essa partecipa. Essi compiranno la loro missione durante l'arco limitato della storia in cui opera anche il male, e saranno in due perché la testimonianza autorevole in Israele era data da due persone (Dt 19,15). A questo punto appare la bestia infernale, simbolo del male, che scatena l'offensiva terribile alla chiesa, simboleggiata dai testimoni (vv.7-8). Il martirio dei cristiani, tragica esperienza vissuta dalle comunità dell'Apocalisse, viene collegato alla stessa passione e crocifissione di Cristo. La città dove si consuma il martirio, potrebbe essere Babilonia che più avanti entra in scena, è la sede del potere e quindi la Roma imperiale. Oppure potrebbe essere anche Gerusalemme in quanto collegata con la vicenda di Cristo essa incarna il bene ed il male, la città terrena e quella celeste. Gerusalemme, mai citata, può nascondersi sotto le degenerazioni di Sodoma e dell'Egitto quando essa combatte Cristo e i cristiani. La chiesa testimone del vangelo è chiamata a seguire il suo maestro sulla via della croce. Spettatori del martirio dei personaggi sono tutti i popoli della terra (vv. 9-10). Questa umiliazione dura solo tre giorni (riferimento al sepolcro di Gesù?) quindi molto limitata. La morte e la tomba non sono l'ultima tappa dei due testimoni martiri. Come in Ezechiele (37,10) le ossa riprendono carne e vita sotto il soffio dello Spirito. La vicenda della chiesa ricalca quella di Cristo. La chiesa partecipa a tutte le fasi della vita di Cristo e quindi anche della risurrezione. Dopo la risurrezione si apre la gloria del cielo per i due testimoni. Alla fine c'è la presentazione del trionfo della chiesa.

- Come facciamo a definire oggi bene e male? Chi consultiamo per questa operazione?
- Il male ha vita limitata e quindi dobbiamo anche oggi avere fiducia in Dio e nella sua opera.
- Nella vita cristiana occorre mettere sempre in conto la difficolta interna ed esterna.

La vita
Cerchiamo ora di interagire col testo biblico e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con l'insegnamento di Gesù?
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è qualcosa di urgente a cui io posso contribuire per un miglioramento evangelico della realtà?

Lectio Divina V Domenica di Quaresima - A

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale "Madonna della Salute"
Goito 26 marzo 2023 - V domenica di Quaresima

Gesù Cristo dona la vita eterna
Esodo 37, 12-14 . Salmo 129 . Romani 8, 8-11 . Giovanni 11, 1-45

Lettura
La liturgia quaresimale continua a proporre passi dal vangelo di Giovanni. Nel "Libro dei segni" troviamo narrati sette miracoli di Gesù a fronte dei ventinove presenti nei vangeli sinottici. La scelta di sette miracoli-segno evidenzia l'intenzione simbolica dell'autore. Sette è il numero che indica perfezione e compiutezza. I sette miracoli-segno sono sufficienti per Giovanni a comunicare ai credenti la pienezza di grazia e di verità che la Parola incarnata ha portato agli uomini. Vediamo ora l'ultimo miracolo narrato: Lazzaro richiamato in vita da Gesù.

Gv 11, 1-45
1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, colui che tu ami è malato".
4All'udire questo, Gesù disse: "Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato". 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". 8I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". 9Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui".
11Disse queste cose e poi soggiunse loro: "Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo". 12Gli dissero allora i discepoli: "Signore, se si è addormentato, si salverà". 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!". 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui!". 17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà". 23Gesù le disse: "Tuo fratello risorgerà". 24Gli rispose Marta: "So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno". 25Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?". 27Gli rispose: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". 28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: "Il Maestro è qui e ti chiama". 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: "Dove lo avete posto?". Gli dissero: "Signore, vieni a vedere!". 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: "Guarda come lo amava!". 37Ma alcuni di loro dissero: "Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?". 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: "Togliete la pietra!". Gli rispose Marta, la sorella del morto: "Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni". 40Le disse Gesù: "Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?". 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato". 43Detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: "Liberàtelo e lasciàtelo andare".
45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. 47Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: "Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni.

Commento
Il racconto giovanneo inizia con alcuni versetti di ambientazione. Sono presentati i personaggi della scena (Gesù, Lazzaro, Marta e Maria) e la località dove si realizza la vicenda: Betania. Lazzaro è ammalato e quindi le sorelle si premurano di informare Gesù della situazione: "Signore, ecco, il tuo amico è malato". Qui Lazzaro è chiamato l'amico, colui che è amato da Gesù. Sicuramente Lazzaro è qui da considerare come il rappresentante di tutti quelli che Gesù ama: i cristiani. Subito dopo l'evangelista presenta lo scopo del miracolo-segno, che sta avvenendo per mezzo di Gesù: "questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato". La malattia di Lazzaro non finisce con la morte. Gesù ridà al suo amico diletto la vita fisica, segno di quella eterna. La vita ridata a Lazzaro è il motivo immediato che fa precipitare la vicenda e che porterà Gesù alla morte, come primo atto della sua glorificazione, nella quale si manifesta la gloria di Dio. I versetti che seguono (vv. 7-16), infatti, sottolineano l'andare a morire di Gesù: "i giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo? ... allora Tommaso disse: «andiamo anche noi a morire con lui»". É evidente l'intersecarsi di tre temi: la morte di Lazzaro, quella di Gesù e quella dei discepoli. Tutto il movimento descritto è finalizzato alla fede dei discepoli: "perché voi crediate". Nei vv. 17-33 troviamo presentato l'arrivo di Gesù a Betania ed il suo incontro con Marta e Maria, sorelle di Lazzaro. Il dialogo con le due donne permette a Gesù di far conoscere che lui non è un profeta come tutti gli altri. Egli può dare la vita, quella vera, a condizione che si creda in lui. Infine nei vv. 34-40 si presentano il dolore di Gesù per l'amico che amava ("si commosse profondamente... scoppiò in pianto") e l'obiezione di Marta circa l'opportunità di togliere la pietra, perché Lazzaro ormai era morto da quattro giorni. Gesù risponde ancora una volta chiedendo di aver fede: "se crederai vedrai la gloria di Dio". La fede di Marta non solo permetterà di vedere manifestata la grandezza di Dio nel miracolo che sta per realizzarsi, ma anche è condizione per contemplare direttamente Dio nella resurrezione finale. Il brano si chiude narrando brevemente il miracolo. È Dio Padre che ridà la vita fisica a Lazzaro per mezzo di Gesù. Il "grido a gran voce" di Gesù, può essere benissimo collegato col grido del Calvario, attraverso il quale tutti i discepoli, animati dalla fede, vengono tirati fuori dal buio del sepolcro e liberati dai legami della morte.

In conclusione, Dio Padre, attraverso l'azione di Gesù, ridà la vita fisica a Lazzaro. Il miracolo è un segno che richiama la vita eterna donata a tutti i credenti. Chi crede in Gesù e si fida di lui partecipa della redenzione da lui ottenuta per tutti i suoi amici, attraverso la morte e la resurrezione. Ai discepoli è chiesto di perseverare, perché così incontreranno definitivamente la vita vera.

La vita
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)

Lectio Divina IV Domenica di Quaresima - A

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della salute
Goito 19 marzo 2023 - IV domenica di Quaresima

Gesù Cristo educa alla fede
1 Samuele 16, 1b.4a.6-7.10-13° . Salmo 22 . Efesini 5, 8-14 . Giovanni 9, 1-41

Lettura
Anche il testo del vangelo di questa domenica, detto del cieco nato, (Gv 9, 1-41) si colloca nel "Libro dei segni". L'evangelista presenta Gesù che si rivela al popolo come inviato del Padre. In questa parte del vangelo di Giovanni hanno un posto determinante le feste giudaiche. La guarigione del cieco dalla nascita avviene a Gerusalemme durante la festa autunnale delle capanne o dei tabernacoli, in cui si festeggia per i raccolti di fine estate, facendo memoria del permanere degli israeliti sotto le tende nel deserto per quarant'anni.

Gv 9, 1-41
 In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa "Inviato". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: "Va' a Sìloe e làvati!". Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane».

Commento.
Nei primi cinque versetti l'evangelista presenta la vicenda che riguarda Gesù, un uomo ceco dalla nascita ed i discepoli. Partendo da una loro domanda, che sottolinea il problema del rapporto esistente tra peccato e malattia fisica, Gesù risponde affermando che la cecità non è conseguenza di qualche peccato commesso. Essa è una delle tante situazioni nelle quali si evidenzia il limite umano creaturale. Nel nostro caso, attraverso l'opera di Gesù, è messo in risalto l'azione benefica di Dio creatore. É così delineato il significato del segno che Gesù sta per compiere; è un esempio della luce che viene nelle tenebre: "finché sono nel mondo sono la luce del mondo". Nei vv. 6-7 troviamo la sobria narrazione del miracolo. Gesù, come un terapeuta, applica del fango sugli occhi del cieco, comunicando così al poveretto la certezza che la sua condizione è presa in seria considerazione. Poi lo invia a lavarsi nella piscina di Siloe, che si trova ai piedi della collina su cui sorge Gerusalemme, a sudovest di essa. Questo fatto si collega ad altre guarigioni famose narrate dalla Bibbia. Pensiamo per esempio a Naaman il siro, che è guarito dalla lebbra dopo essersi immerso nel Giordano, su consiglio del profeta Eliseo (cf 2 Re 5, 10-14). Così anche il nostro cieco, immersosi nella piscina, guarisce dalla cecità fisica attraverso l'opera di Gesù, l'inviato di Dio. Da questo momento inizia una serie di confronti- inchieste (vv. 8-34) tra alcuni gruppi di persone e l'uomo guarito. Dapprima è interrogato dai curiosi, che vogliono sapere e conoscere tutti i particolari dell'avvenimento per avere l'esclusiva della notizia. A costoro l'uomo sa dire soltanto che egli è guarito attraverso l'opera di un uomo di nome Gesù. Poi viene esaminato dai farisei, che contestano la guarigione avvenuta di sabato. In questo giorno, infatti, non è permesso alcun lavoro ed impastare del fango è proibito. Essi consultano anche i genitori dell'uomo guarito, per avere ulteriori spiegazioni. Di fronte all'insistenza dei farisei e alle loro contestazioni l'uomo afferma, partendo dall'esperienza fatta, che Gesù è Dio: "Da che mondo e mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse Dio, non avrebbe potuto far nulla". Infine (vv. 35-41) Gesù incontra nuovamente il cieco guarito. A costui si rivela e si manifesta nella sua identità di "Figlio dell'uomo". L'uomo guarito è desideroso di credere in lui e afferma, prostrandosi: "Io credo, Signore". Ora la guarigione è completa. Ha ricevuto la vista fisica ed ora vede anche con la fede che Gesù è il Signore, il Figlio di Dio. Nello stesso tempo l'evangelista presenta i farisei che si fissano inesorabilmente nella loro cecità. Così diventano vere le parole dette da Gesù: "sono venuto... perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi".

Concludendo, di può dire che Dio Padre, per mezzo di Gesù, è sempre vicino a coloro che soffrono a causa dei limiti della natura umana. Chi incontra Gesù e si lascia curare da lui arriva sicuramente ad uscire dal buio fisico per raggiungere anche la luce della fede. In questo cammino si incontrano pure molte difficoltà che vengono dall'esterno: il giudizio degli altri, le tradizioni, i condizionamenti familiari o dei gruppi di appartenenza, le nostre attività. Se si persevera nello stare con Gesù Cristo, ascoltando la sua parola ed eseguendo le sue indicazioni, ogni difficoltà si ridimensiona e si procede nell'itinerario di fede.

La vita
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
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