DOMENICA 19 APRILE 2020 – Domenica in Albis e della Divina Misericordia Carissimi amiche ed amici delle parrocchie dell'Unità Pastorale Mincio (Goito, Cerlongo, Solarolo e Vasto) buon giorno e buona domenica.
Per una settimana abbiamo vissuto la grande festa di Pasqua, anche se in modalità e situazioni completamente diverse da come l'avremmo immaginata. Però Gesù Cristo è con noi e non ci abbandona mai anche in questa situazione di pandemia.
Le letture di questa domenica mi hanno suggerito di condividere con voi alcune mie riflessioni. Il vangelo dice che i discepoli erano richiusi in casa per paura dei giudei. Temevano di subire anch'essi la stessa sorte del loro maestro. Anche noi in questi giorni siamo pieni di paure. Paura del virus e del contagio in cui si può incappare. Paura della gente perché non si sa cosa portino in giro. Paura di essere abbandonati e di non uscire più da questa situazione. Anche il papa spesso prega per tutti quelli che in questo tempo hanno tanta paura in particolare per gli anziani. Anche a noi, come ai sui discepoli, Gesù dice state in pace, non abbiate paura perché io sono sempre con voi non vi abbandono.
Però noi oggi ci sentiamo molto Tommaso: vogliamo vedere, vogliamo toccare, vogliamo delle certezze, vogliamo le prove della sua presenza. Il non trovarci insieme, a celebrare nel Giorno del Signore, acutizza di più la distanza, il dubbio, la paura. Il trovarci insieme sostiene, da speranza, ci aiuta a compiere insieme il nostro atto di fede nel Signore risorto. Però ringraziamo la Provvidenza che alla domenica abbiamo la grande opportunità di trovarci uniti nella celebrazione Eucaristica, trasmessa dalla nostra basilica. In questo momento è un grande aiuto e ringraziamo il Signore e chi ci permette di realizzarla.
Gesù oggi ci ricorda alcune realtà fondamentali della nostra vita cristiana.
1. Anche noi come i discepoli rinchiusi nel cenacolo abbiamo ricevuto lo Spirito Santo. Ci è stato donato col sacramento del Battesimo e viene continuamente rinnovato con la preghiera, con la lettura e la meditazione della Scrittura e con l'Eucaristia. Dobbiamo esserne consapevoli sempre più: Lo spirito Santo è con noi e noi siamo il suo tempio.
2. Il Signore risorto attraverso il sacramento della Riconciliazione, affidato alla chiesa, perdona i nostri peccati, ci dona la sua misericordia e ci rende creature nuove. Questo sacramento oggi non possiamo celebrarlo, ma se chiediamo scusa e perdono al Signore la sua misericordia ci copre completamente, in attesa di vivere il sacramento.
3. Anche noi come i discepoli possiamo toccare le piaghe del Risorto. In che modo? Le sue piaghe che sono presenti nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli ammalati e sofferenti. Non possiamo muoverci è vero, ma abbiamo il dono meraviglioso degli strumenti tecnologici, che permettono di annullare le distanze. Allora telefoniamo a qualcuno che sappiamo in difficoltà. Infondiamo in lui speranza condividendo la sua prova. Facciamo in modo che non si senta solo. Realizziamo qualche video chiamata con qualcuno che da tanto non vediamo o non sentiamo. Sentirci in cammino insieme aiuta molto a proseguire con speranza. Diamo aiuto, anche economico, a chi a causa del virus non ha più risorse materiali per vivere. Sono alcuni esempi ma la vostra fantasia sicuramente trova tante strade per toccare le piaghe del Risorto e per essere non increduli ma credenti.
Auguri di buna domenica della misericordia del Signore anche a nome di don Alessandro, don Jonathan, don Fausto, il diacono Claudio e le nostre care suore che stanno felicemente riprendendosi.
LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Mincio
Goito 19 aprile 2020 II domenica di Pasqua
LetturaIl brano del vangelo di san Giovanni, della seconda domenica di Pasqua, si colloca dopo il rinvenimento del sepolcro vuoto da parte di Maria Maddalena, di Pietro e del discepolo amato e segue la prima apparizione del Risorto a Maria, che lo scambiò per il giardiniere.
Gv 20, 19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". 22Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati".24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo".26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!". 27Poi disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". 28Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". 29Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!".30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.CommentoIl vangelo presenta due manifestazioni nel cenacolo di Gesù risorto. Nella prima, avvenuta il giorno stesso di Pasqua (vv.19-23), egli entra a porte chiuse nel "luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei" e li saluta donando loro la pace. Questa, unita alla visione dei segni della passione sulle mani e sul costato, genera gioia nei discepoli che vedono il Signore. Gesù poi invia i suoi e li manda a prolungare l'opera che il Padre aveva a lui affidato: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". A sostegno della loro missione il Risorto dona lo Spirito Santo e ad essi conferisce il compito di rimettere i peccati: "a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati...". Al centro del brano abbiamo la presentazione di Tommaso (detto Didimo cioè gemello) che, non essendo stato presente "quando venne Gesù", manifesta scetticismo ed incredulità sull'accaduto (vv.24-25). La seconda manifestazione di Gesù avviene "otto giorni dopo", quando "i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso" (vv.26-31). Il Risorto, otre ad offrire nuovamente a tutti il dono della pace, indica personalmente a Tommaso i segni della passione presenti sul suo corpo e lo invita a "non essere più incredulo, ma credente!". A questo punto Tommaso riconosce Gesù e professa la sua fede: "Mio Signore e mio Dio!". Le parole di Gesù si chiudono annunziando la beatitudine di coloro che crederanno in lui, senza vederlo di persona.
Concludendo si può dire che solo con la resurrezione di Gesù il discepolo, per mezzo della fede, può ottenere da lui la pienezza della pace e della gioia. Queste sono rese stabili dal dono dello Spirito e dalla remissione dei peccati. Anche chi è scettico o dubbioso, incontrandosi con lui, approda ad una fede vera. I doni concessi dal Signore risorto sono per tutti i discepoli che hanno fede in lui, anche per coloro che nel corso dei secoli non incontrano direttamente il Risorto. Chi entra in questa dinamica può essere inviato dal Signore come suo testimone.
La vitaCerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare,per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)
Se abbiamo la possibilità, prendiamo foglio e matita e scriviamo le nostre riflessioni. In questo modo si fissano meglio nel nostro cuore e avremo modo di rileggerle nella settimana.
Le Lectio delle domeniche prcedenti vengono salvate nella sezione Calendario – Archivio.
Rubrica, curata da don Alessandro, dove ogni giorno viene commentata brevemente la frase di un autore, non necessariamente cristiano. Per custodire, in questi tempi difficili, non solo la salute del corpo e della mente, ma anche quella dello spirito.
Domenica 19 aprileMuoio perchè non muoio(S. Teresa d'Avila)
S. Teresa d'Avila, questa grande santa spagnola del Cinquecento, non aveva paura di morire. Anzi, attendeva con ansia questo momento.
Muoio perchè non muoio.
Muoio dal desiderio di incontrare Dio e di vederlo finalmente faccia a faccia, nell'eternità.
Il linguaggio cristiano chiama la morte: "giorno della nascita". È un chiudere gli occhi sulla scena di questo mondo, per aprirli sul volto di Dio.
Non che uno debba desiderare la morte, poiché la vita è un dono di Dio da custodire e vivere appieno. Tuttavia, perchè noi uomini, e in particolare noi cristiani, abbiamo spesso così paura di morire? È per il dramma di lasciare i propri cari, che comunque un giorno ritroveremo, o non sarà forse perchè dubitiamo della vita eterna e della misericordia di Dio? Non sarà forse per una nostra mancanza di fede?
Muoio perchè non muoio.
Se avessimo nel cuore il desiderio di eternità e la fiducia nell'incontro definitivo con Dio che ci è stato promesso...se avessimo fede quanto un granello di senape (Mt 17,20), forse non avremmo così paura della morte.
Sabato 18 aprileLa vita donatela prima che il tempo ve la porti via(Card. A. Scola)
Tre uomini stavano compiendo un duro lavoro: portare tutto il giorno mattoni da un punto all'altro. Si avvicina un uomo e chiede al primo: "Che lavoro stai facendo?". Ed egli risponde: "Non vedi, sto trasportando mattoni da una parte all'altra. E' un lavoro duro, tutti i giorni la stessa cosa!". Poi si avvicina al secondo e gli chiede: "Che lavoro stai facendo?". Ed egli risponde: "Non vedi, trasporto mattoni da qui a là. E' un lavoro duro, ma lo faccio con piacere per mantenere la mia famiglia". Poi si avvicina al terzo e gli chiede la stessa cosa: "Che lavoro stai facendo?". Ed egli risponde: "Ma come, non vedi? Io sto costruendo una cattedrale!".
Anche attraverso piccole azioni, facciamo che la nostra vita diventi la costruzione di una cattedrale, di qualcosa di grande. Ciò è possibile solo se permettiamo alla nostra vita di essere un dono per gli altri.
La vita può apparire lunga per chi è agli inizi; per chi ormai ha raggiunto una certa età può sembrare invece breve e colma di rimpianti, di occasioni mancate.
Un salmo afferma: "Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti; ma quasi tutti sono fatica e dolore, passano presto e noi voliamo via" (Sal 90,10).
Passano in fretta e voliamo via. Pertanto vale la pena di non sciupare la vita che ci è donata, e il miglior modo per viverla fino in fondo è quella di farne un dono, una splendida cattedrale.
Venerdì 17 aprileOggi ho molto da fare, dunque pregherò almeno quattro ore(Martin Lutero)
Tutta la forza di questa frase sta nel "dunque".
Spesso prevale la logica contraria: "Ho molto da fare, dunque ho poco tempo per pregare".
No. Se ho molto da fare, devo pregare di più, perchè ci deve essere una proporzione tra quello che faccio e quello che prego. Per un cristiano la preghiera è ciò che sostiene tutto il resto. "Un cristiano che non prega è un cristiano povero", diceva il mio parroco don Antonio.
Ci lamentiamo della mancanza di tempo? Ma è proprio mancanza di tempo o piuttosto scarsità di amore? Se sappiamo impiegare del tempo nella preghiera, alla fine saremo ricchissimi di tempo, perchè quello che ci rimane è completamente diverso: fa un salto qualitativo. Se ne intuisce la ragione: quello che faccio, poi parte dal mio centro.
Ho in me la forza di Dio.
Giovedì 16 aprileL'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri e, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni(San papa Paolo VI)
Un giorno un ragazzo di ritorno dalla Giornata Mondiale dei Giovani, riferendosi al card. Martini e alle catechesi che aveva fatto, mi disse: "È l'unico che non ci ha fatto delle prediche".
L'uomo contemporaneo è stanco di maestri perchè è stanco di prediche e di parole; egli ascolta più volentieri i testimoni, ossia chi "parla" attraverso la propria vita, poiché quello della vita è un linguaggio più immediato e soprattutto più credibile da accogliere.
Nel rito di ordinazione dei diaconi viene espressa questa formula: "Credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni". Vivi ciò che insegni.
E il Mahatma Gandhi, che non era cristiano ma conosceva bene il Vangelo e soprattutto lo spirito delle Beatitudini, un giorno affermò: "Il miglior modo di predicare il Vangelo è viverlo. Una rosa non ha bisogno di prediche: diffonde il suo profumo ed è questa la sua predica. Fate che la vostra vita "parli" come una rosa. Persino il cieco, che non vede la rosa, ne viene attratto."
Mercoledì 15 aprileLa volontà di Dio non è scritta nei cieli, ma si decide nel mio cuore tra lui e me(J. Dupont, monaco)
Talvolta si dice, soprattutto riferendosi a qualche evento drammatico come la morte di una persona cara o a un disastro naturale, che "era volontà di Dio". Nulla di tutto ciò. La volontà di Dio infatti è sempre una volontà di bene. Non dobbiamo essere fatalisti. Se alcune cose succedono è spesso o per un cattivo esercizio della libertà umana, o semplicemente per la nostra fragilità costitutiva, cioè per il fatto che siamo limitati, mortali e non siamo Dio. Comprendere la volontà di Dio sulla mia vita è una cosa grande, ma anche un esercizio possibile: chiedermi a quale bene desidera condurmi, non senza la mia libertà. Per questo è fondamentale mettermi ogni giorno, o almeno in certi momenti decisivi, in condizioni adeguate, di silenzio interiore, per capire cosa Egli stia dicendo al mio cuore. Me lo potrà suggerire nell'ascoltare la sua Parola, percependo la sua voce nell'intimo della coscienza e confermandomi con la pace nel cuore.
"Sia fatta la tua volontà", si prega nel Padre Nostro. Qual'è? Non è predestinata e non è scritta nemmeno nei cieli, ma si decide nel mio cuore tra lui e me.
Martedì 14 aprileSe si potesse uscire dal dolore come si esce da una città!(V. Hugo, scrittore)
Quello del dolore è uno dei più grandi misteri dell'umanità e del credente che, di fronte ad esso, si interroga profondamente: perchè, o Dio, lasci che io soffra? Forse che non sei un Dio realmente buono e misericordioso?
L'esperienza ci dice che non si può uscire dal dolore come si esce da una città, che sia a piedi, in bicicletta o in auto. Anzi, vi sono occasioni in cui non si riesce proprio ad uscirne. Tuttavia il Signore Gesù, attraversando la passione e la morte e risorgendo, ci ha offerto la possibilità di inserire il nostro dolore dentro il suo, di portarlo in comunione con Lui e di fare esperienza che nella vita c'è di più della sola vita. Pertanto ogni dolore, per quanto grande sia, non è mai definitivo ma si apre, nella speranza, ad una gioia più grande che attende tutti noi.
Il dolore, in fondo, non ha l'ultima parola. Questa è la promessa del Risorto.
Lunedì 13 aprilePrima di parlare di qualcuno, cammina per una settimana con le sue scarpe(Proverbio rwandese)
Uno dei peccati più frequenti di cui mi capita di ascoltare nel confessionale è quello della mormorazione: "Signor arciprete, mi è capitato di mormorare, ma cosa vuole mai, siamo donne!", come se la mormorazione fosse una cosa naturale.
È assai facile cadere nel giudizio sugli altri, parlare male di qualcuno, criticarlo di fronte ad altri. È assai meno facile riprenderlo di persona, poiché richiede una buona dose di coraggio, franchezza e carità.
Se dovessimo metterci nei panni dell'altro, o come dice il proverbio indossare le sue scarpe, molto probabilmente la nostra lingua frenerebbe assai più di frequente. Poichè spesso non sappiamo che cosa l'altra persona stia attraversando: problemi di salute, turbamenti in famiglia, beghe su lavoro che non la lasciano tranquillo.
Prima di parlare di qualcuno cammina per una settimana con le sue scarpe: solo allora, e dopo allora, sentirai se quelle scarpe sono molto strette o troppo lunghe, se sono nuove o consumate dal cammino. Solo allora, e dopo allora, potrai esprimere un giudizio, nella speranza che sia per il suo bene e per il bene della comunità.
Segno:
Candela accesa sul tavolo e il vangelo apertoGenitore: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo
Tutti: Amen
Genitore: Oggi Signore, il nostro cuore è pieno di gioia, perché abbiamo ricevuto l'annuncio della Tua vittoria sulla morte e sul male.
L'annuncio della risurrezione di Gesù (Lc 24,1-8)
Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, le donne si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno". Ed esse si ricordarono delle sue parole.
Rotolare via tutto ciò che vorrebbe imprigionarci nel sepolcro delle nostre abitudini di peccato, dei nostri timori: ecco cosa fa il Signore a Pasqua. Una volta aperto questo sepolcro può cominciare per noi il vero viaggio per la testimonianza del Vangelo: chi ci vorrà incontrare dovrà ormai cercarci tra i vivi, non più tra i morti.
Tutti: Lodate il Signore nel suo santuario, lodatelo nel firmamento della sua potenza. Lodatelo per i suoi prodigi, lodatelo per la sua immensa grandezza. Lodatelo con squilli di tromba, lodatelo con arpa e cetra; lodatelo con timpani e danze, lodatelo sulle corde e sui flauti. Lodatelo con cembali sonori, lodatelo con cembali squillanti; ogni vivente dia lode al Signore. Alleluia. (Salmo 150)
Rubrica, curata da
don Alessandro, dove ogni giorno viene commentata brevemente la frase di un autore, non necessariamente cristiano. Per custodire, in questi tempi difficili, non solo la salute del corpo e della mente, ma anche quella dello spirito.
Pasqua di Risurrezione 12 aprile
Il cristiano, uomo dell'attesa, è colui il quale per leggere il gran libro della storia comincia sempre dalla fine(Card. Etchegaray)
Leggere un libro, sapendo già il finale, potrà anche essere noioso; però ci permette di avere una chiave di lettura su tutto il testo, di interpretarlo più correttamente, di coglierne le sfumature nascoste. Il finale della vicenda di Gesù, centro della storia e dell'universo, è un finale positivo, quello della sua risurrezione. È ciò che oggi celebriamo. Esso ci permette di guardare non solo alla sua storia, ma anche alla nostra, con occhi carichi di speranza.
In questo tempo di Coronavirus abbiamo bisogno di speranza. La speranza non è tale se non ha un fondamento, altrimenti sarebbe pura illusione. Ciò che ci permette di sperare e di continuare a guardare avanti, insieme a tutti gli sforzi che l'uomo sta compiendo per debellare questo grande problema, non può essere solo terreno; ci è necessaria una speranza più grande, che vada oltre i nostri limiti, fatiche, delusioni e stanchezze. Questa speranza ha il nome di Gesù Cristo, morto e risorto per noi. In questo senso anche noi allora possiamo dire: "Andrà tutto bene!". Perchè "Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce" (Sal 23,1-2).
Buona Pasqua!
Sabato Santo 11 aprileLa preghiera ha per padre il silenzio e per madre la solitudine(G. Savonarola)
"Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio e solitudine". Sono queste le parole iniziali di un'antica omelia sul sabato santo. È il giorno in cui Gesù giace nel sepolcro. È il tempo del silenzio e della contemplazione.
In un epoca come la nostra, caratterizzata dall'intensità del fare e dall'efficienza, queste parole sono un po' fuori moda. Eppure, più che mai, ne avvertiamo la sete, il bisogno quasi fisico.
La preghiera, anche quando è fatta di parole, fiorisce dal silenzio e ad esso ritorna. Un silenzio non solo esteriore, ma interiore, che faccia tacere tutte le voci che impediscono di ascoltare la sola Parola che conta, quella di Dio che parla al cuore. Il silenzio di sé è il silenzio più difficile da raggiungere, ma è possibile con un esercizio quotidiano. Nella solitudine di una chiesa rimasta aperta, o nella riservatezza della propria stanza, di fronte ad un crocifisso che mi ricorda che nella solitudine non sono isolato.
In questo sabato santo, cerchiamo un po' di solitudine e di silenzio: Dio promette di parlare al nostro cuore.
Venerdì Santo 10 aprile
La vita si svolge in quattro fasi. Dapprima impariamo, poi insegniamo, poi ci ritiriamo e impariamo a tacere e nella quarta fase l'uomo impara a mendicare.(Proverbio indiano)

Anche la vita di Gesù ha attraversato queste quattro fasi. Dapprima, da bambino, impara gli insegnamenti dei suoi genitori; poi nei tre anni della vita pubblica insegna con discorsi, parabole, segni. Infine, durante gli ultimi giorni della sua vita, impara a tacere e quindi a mendicare.
A mendicare aiuto, vicinanza, ricerca di senso dal Padre per la vicenda che sta attraversando: "«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò" (Lc 23,46).
Siamo tutti un po' mendicanti. Mendicanti di affetto, dalle persone più care; mendicanti di silenzio e tranquillità, dentro il rumore e la frenesia dei nostri tempi; mendicanti di salute e di speranza, in mezzo al dramma del dolore fisico e interiore; mendicanti di senso, nelle vicende che fatichiamo a comprendere; e infine, sopra tutto, mendicanti di Dio, poiché, come afferma Gesù, "senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5).
Non abbiamo timore a sentirci dei mendicanti, soprattutto di Lui, poiché egli oggi è morto per noi e per la nostra salvezza!
Signore della vita, oggi più che mai, abbiamo bisogno di Te. Vieni in nostro aiuto!
Giovedì Santo 9 aprile
La farfalla non conta gli anni ma gli istanti: per questo il suo breve tratto le basta(R. Tagore)
Ci sono santi, come ad esempio San Luigi Gonzaga, che hanno avuto una vita relativamente breve (è morto a soli 23 anni), e che tuttavia hanno vissuto in pienezza. Per questo la loro vita è degna di essere ammirata e ricordata. Probabilmente hanno affrontato ogni istante di essa come se fosse l'ultimo, con grande intensità del cuore e con immenso amore, seguendo il comandamento di Gesù: "che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi" (Gv 13,34). La vita se ne può andare nel tempo di un battito d'ali; per questo ogni battito d'ali è un tempo tanto prezioso quanto unico e irripetibile.
Un cantautore italiano, Branduardi, cantava: "No, non perdetelo il tempo ragazzi, non è poi tanto quanto si crede, date anche molto a chi ve lo chiede, dopo domenica è lunedì".
Gli ultimi tre anni della vita di Gesù sono stati davvero intensi; l'ultima settimana ancora di più: in essa si concentra il mistero della nostra salvezza, in tanti piccoli istanti.
Gustiamo ogni istante della nostra vita come contenesse il respiro dell'eternità; allora ogni momento sarà fonte di stupore, non sarà mai scontato e ci donerà gioia piena.
Mercoledì 8 aprile
Dio ti ha dato due orecchie e una lingua perché tu oda più che tu non parli
(S. Bernardino da Siena)

Fa sempre piacere avere qualcuno che ci ascolti profondamente, a cui possiamo dire tutto sfogandoci un poco e a cui aprire il cuore. E se seguiamo la c.d. "regola d'oro" di Gesù, "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7,12), intuiamo che il Signore chiama anche noi a farci attenti ascoltatori del nostro prossimo.
Ascoltare in profondità non è facile, anzi, è faticoso. Me ne accorgo soprattutto nel ministero del confessionale.
Richiede di essere attenti, di spegnere i propri pensieri per lasciare terreno libero e fertile alle parole di chi ci sta di fronte, di ridimensionarci per mettere l'altro al centro. Ma oggi, in una società in cui le parole circolano in sovrabbondanza, soprattutto attraverso i media, recuperare la dimensione del silenzio e dell'ascolto è più che mai urgente ed è un atto di grande carità verso il prossimo.
In questo periodo in cui siamo chiusi in casa per il Coronavirus, può essere un'occasione, preservati maggiormente dai consueti ritmi frenetici, quella di coltivare la dimensione dell'ascolto nella coppia e verso i figli.
Pertanto facciamo silenzio una volta di più e ascoltiamo una volta in più. Il Signore ce ne renderà merito.
Martedì 7 aprile
Le ragioni per cui credo sono simili a quelle per cui sto davanti ad una cosa bella o dico a una persona che le voglio bene(H. U. Von Balthasar, teologo)
Per quanto la ragione sia fondamentale nell'atto del credere, poiché ci aiuta ad approfondire la fede, a renderla più robusta e "ragionevole", ci accorgiamo che essa non basta. È necessario uno slancio del cuore che ci proietti in avanti e ci getti nelle braccia del Padre, che ci è venuto incontro attraverso suo Figlio Gesù. La fede, prima che un ragionamento, è quindi un'esperienza, che può essere suscitata, ad esempio, dall'incontro con il bello: stare di fronte ad un paesaggio di montagna, ad un fiore colorato, ad una bella persona, rimandano uno sguardo contemplativo a qualcosa di più grande, di sempre Oltre.
Così la fede può essere suscitata anche dall'esperienza dell'amore che viviamo quotidianamente: verso nostra moglie o marito, verso i nostri figli, verso, perchè no, gli amici più stretti. Stupirsi di fronte alla bellezza delle relazioni, soprattutto in questo tempo in cui il Coronavirus ci sta impedendo di viverle fino in fondo, significa assaporare il segno di una relazione più grande che è quella con Dio. Credere è entrare dentro una Relazione di amore che abbraccia tutti i figli dell'esistenza.
Credere quindi è fare un'esperienza: quella di un Dio "bello", buono e che mi vuole bene.
Lunedì 6 aprileNel mio qui ed ora c'è tutto e più del necessario(G. Sovernigo, prete e psicologo)
Diciamo la verità: di stare in casa iniziamo ad essere stanchi!
Se poi pensiamo che, con buona probabilità, dovremo stare chiusi in casa almeno un altro mesetto, sale in noi la tensione nervosa. Meglio non pensare troppo in là, ma vivere alla giornata.
Il miglior modo per pensare meno al futuro, è valorizzare il presente.
Pensare che, nel mio qui ed ora, ci sia più di ciò che mi è necessario. Pensare a questa giornata come potesse essere l'ultima della mia vita.
Allora ecco che la mia casa, che oggi mi sembra così stretta, quasi la vedo allargarsi, è il focolare dentro il quale custodisco gelosamente le mie cose, i miei ricordi, i miei affetti.
Inoltre il presente diventa un tempo non scontato che mi è dato come dono perchè in fondo, come è accaduto per molte persone che sono morte in questo periodo, potrei anche non esserci più, o potrebbero non esserci i miei cari.
Chiediamo al Signore la grazia di cogliere ogni momento, anche quello più scontato, come un tempo prezioso.
Chiediamo al Signore il dono della creatività, perchè non ci lasciamo vincere dalla noia e dallo scoraggiamento, ma sappiamo apprezzare il presente come tempo unico e irripetibile.