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Lectio divina XX domenica T.O. - C

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 14 agosto 2022, XX Domenica T. O. - Anno C

SALVATI E PROVATI
Geremia 38, 4-6.8-10 . Salmo 39 . Ebrei 12, 1-4 . Luca 12, 49-57

Lettura
La liturgia della Parola continua a presentare gli insegnamenti di Gesù ai discepoli e alla folla. Egli li ha comunicati mentre si reca in modo decisivo verso Gerusalemme. Nella città santa egli avrebbe portato a compimento la sua missione di morte e risurrezione per la salvezza dell'umanità. Questo fatto, che sarebbe accaduto abbastanza presto nella vita di Gesù, carica di particolare significato gli insegnamenti del maestro di Galilea.

Lc 12, 49-57
49Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
51Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. 52D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera".
54Diceva ancora alle folle: "Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: "Arriva la pioggia", e così accade. 55E quando soffia lo scirocco, dite: "Farà caldo", e così accade. 56Ipocriti! Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? 57E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Commento
Il brano risulta una raccolta di discorsi di Gesù molto diversi tra loro. Il testo si apre con una parola sul fuoco e sul battesimo (vv. 49 – 50).
Il fuoco è evidentemente collegato col battesimo. Gesù è venuto a portare il giudizio in questo mondo (simboleggiato dal fuoco), affinché il bene sia nettamente separato dal male ed abbia sempre il sopravvento su quest'ultimo. Perché tutto ciò si realizzi, è necessario che Gesù passi attraverso il battesimo della passione – morte – risurrezione e che ogni cristiano partecipi a questo avvenimento attraverso il battesimo ecclesiale. Segue la presentazione di uno scompiglio tra le persone a causa di Gesù (vv. 51 – 53). Chi lo accoglie e cerca di restare fedele ai suoi insegnamenti inevitabilmente ha la vita difficile con gli altri. Così succede che una persona, che è discepolo di Gesù, si trova praticamente divisa dagli altri e specialmente da coloro che le vivono attorno, perché le sue scelte vanno contro corrente: "pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione".
Poi cambiano gli interlocutori. Al posto dei discepoli ora Gesù si rivolge alle folle (vv. 54 – 57). Ad esse rivolge l'invito accorato di giudicare "ciò che è giusto". Tale discorso è supportato da una constatazione che parte dalla loro esperienza: "Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Arriva la pioggia, e così accade . . . !". Così Gesù attacca e critica gli uditori: "Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?".

La venuta del Signore è decisiva per tutti perché attraverso la sua morte e risurrezione il male è smascherato e vinto ed il bene viene riconosciuto e diffuso. Anche le donne e gli uomini di ogni tempo possono partecipare a questo dono attraverso il battesimo della Chiesa. È necessario però essere accorti. Occorre saper leggere bene i segni della salvezza che viene e accoglierla con disponibilità. È anche opportuno non spaventarsi se la sequela di Cristo produce divisioni con le persone che vivono con noi. Questo fa parte della logica del discepolato.

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE
Il tema della adesione decisa e senza compromessi a Gesù Cristo e al suo vangelo collega la tre letture. Tale decisione provocherà inevitabilmente per i discepoli delle incomprensioni e delle divisioni. Nella prima lettura è presentata una scena della vita di Geremia. Egli, profeta pacifico per eccellenza ed amante della concordia, mandato dal Signore ad annunciare la sua parola, viene visto come fonte di scoraggiamento per il popolo e grande nemico. Per questo i capi, con l'autorizzazione regale, "gettarono Geremia nella cisterna di Malchia, la quale si trovava nell'atrio della prigione". Ma l'opera di Dio non può essere ostacolata e l'inviato del Signore non soccombe davanti ai nemici. Così Geremia viene liberato dal re attraverso l'intercessione di Ebed-Melech l'Etiope. Anche i discepoli di Gesù Cristo sono invitati ad aderire generosamente a lui perché egli solo dona a tutti salvezza attraverso la sua passione – morte – risurrezione. Chi segue tale maestro deve però mettere in conto la persecuzione. Questo fa parte dell'esperienza del discepolo. Le parole della lettera agli Ebrei risuonano allora con particolare attualità nell'assemblea cristiana. I credenti, abbandonato in Cristo ogni peccato, sono invitati a correre con decisione verso di lui. Anch'essi devono portare la croce, sopportando ogni ostilità che deriva dalla scelta di fede. In fine l'autore invita a guardare con speranza a Cristo, per non stancarsi e perdersi d'animo: "non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato".

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)

Lectio divina XiX domenica T.O. - C

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 7 agosto 2022, XIX Domenica T. O. - Anno C

ATTENDERE IL SIGNORE CON VIGILANZA
Sapienza 18, 3.6-9 . Salmo 32 . Ebrei 11, 1-2,8-19 . Luca 12, 32-48

Lettura
Continuano le istruzioni che Gesù rivolge ai suoi discepoli mentre è in viaggio verso Gerusalemme. Dopo il discorso di domenica scorsa, la tematica è approfondita ulteriormente anche attraverso le immagini simboliche e poetiche degli uccelli del cielo e dei gigli del campo. Il brano odierno chiude quel discorso.

Lc 12, 32-48
32Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
33Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. 34Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! 39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo".
41Allora Pietro disse: "Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?". 42Il Signore rispose: "Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire" e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
47Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Commento
I primi versetti concludono il tema sulla cupidigia dei beni terreni iniziato in 12, 15 (12, 32-34). Il brano inizia con l'invito a non temere, rivolto da Gesù ai suoi, anche se sono un piccolo gruppo. La loro forza infatti sta nel partecipare al regno di Dio attraverso Gesù Cristo. Tale consapevolezza dovrebbe essere sufficiente a rendere i discepoli liberi dai beni terreni. Per questo, se necessario sono invitati a vendere ciò che hanno ed il ricavato darlo in elemosina, per farsi "un tesoro sicuro nei cieli". Perché dov'è il tesoro di una persona là vi è anche il suo cuore. Se i discepoli hanno il loro tesoro in Dio, là sarà anche il loro cuore. Il passo evangelico continua con interventi diversi sul tema del giudizio (12, 35-48). Il discepolo, libero dai beni materiali, attende la venuta del suo Signore: "beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli".
L'atteggiamento della vigilanza deve sempre più qualificare la vita del cristiano. Egli è invitato ad essere pronto ad accogliere il Signore quando viene. Alla domanda di Pietro, che cerca di capire chi siano i destinatari delle parole di Gesù ("Signore questa parabola la dici per noi o anche per tutti?"), egli risponde con un'altra parabola. Di fatto invita così i suoi a lavorare al servizio del Signore: "beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro". Il brano si chiude con delle sentenze destinate ai discepoli. Costoro, che conoscono "la volontà del padrone", sono caldamente invitati a vivere di conseguenza per ottenere giustizia e salvezza. Chi invece vive ignorando gli insegnamenti ricevuti dal Signore, "riceverà molte percosse". L'invito finale riguarda la necessità di avere consapevolezza dei doni ricevuti: "a chi fu dato molto, molto sarà richiesto; a chi fu affidato molto, sarà chiesto molto di più".

Il discepolo è invitato da Gesù ad essere libero dai beni materiali per essere pienamente disponibile per Dio. Gli affari, i beni, le ricchezze fanno dimenticare che esistiamo per dono del Signore e a lui dobbiamo tornare. E' quindi necessario vigilare per non essere travolti dalle cose e per essere sempre pronti ad incontrare il Signore, quando egli verrà. La consapevolezza dei doni ricevuti e l'esercizio zelante della vocazione affidataci aiutano a preparare l'incontro definitivo col Signore che verrà.

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE
La vita intesa come attesa e speranza collega le letture di questa domenica. Dal libro della Sapienza si legge la vicenda degli israeliti che escono dall'Egitto. Essi, che anelano la terra promessa, partono di notte guidati da una colonna di fuoco. Inizia così per il popolo un lungo cammino di attesa della realizzazione delle promesse. Anche nel vangelo Gesù invita a vigilare per attendere il Signore che viene. Tale incontro si realizzerà sicuramente e la speranza di partecipare al banchetto, preparato dallo sposo che viene, spinge il credente a non attardarsi fermandosi nelle maglie delle cose materiali. Anche la lettera agli Ebrei invita a sperare nelle promesse fatte da Dio, perché così si realizzeranno. Tutto questo richiede però la fede che è "fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono". L'autore sacro presenta Abramo come modello del credente che spera nel Signore e attende che si realizzino le promesse da lui fatte: "per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava".

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)

Lectio divina XVIII domenica T.O. - C

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 31 luglio 2022, XVIII Domenica T. O. - Anno C

PORRE NEL SIGNORE OGNI SICUREZZA
Qoèlet 1, 2; 2, 21-23 . Salmo 94 (95) . Colossesi 3, 1-5.9-11 . Luca 12, 13-21

Lettura
Siamo nella seconda tappa del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Dopo l'insegnamento dato ai discepoli sulla preghiera, Gesù dà altre istruzioni ed ha dei conflitti con gli avversari. Nel capitolo dodicesimo egli dà nuovi avvertimenti ai discepoli ed insegnamenti al popolo.

Lc 12, 13-21
13Uno della folla gli disse: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". 14Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". 15E disse loro: "Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede".
16Poi disse loro una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. 17Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? 18Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!". 20Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". 21Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio".

Commento
La pericope si articola in tre parti. All'inizio (12,13 – 14) Gesù è presentato in una vicenda in cui si rifiuta di conciliare una lite familiare sorta per motivi d'eredità. I rabbini ebrei, infatti, oltre che di compiti religiosi, erano esperti di questioni giuridiche, per questo è chiesto a Gesù di intervenire perché il figlio maggiore si ricordi di condividere l'eredità col fratello. Gesù risponde affermando la sua estraneità alle "cose" giuridiche: "chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". Egli è venuto primariamente ad annunciare il regno di Dio. La seconda parte del brano è costituita da un'ammonizione sulla necessità di vigilare per non cadere nel vizio della cupidigia. (12,15).
Questa, che era considerata propria dei pagani, s'intrufola anche tra i credenti. La conseguenza consiste nell'avere sempre di più beni naturali, che sembrano dare sicurezza, ed ottenere progressivamente la fede in Dio: "anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede". La terza parte è costituita dalla parabola del ricco stolto (12,16 – 20). Il racconto parabolico serve per smascherare l'assurdità della fiducia riposta in modo sbagliato nell'abbondanza dei beni terreni. Anche se l'uomo può aver la sensazione di dominare i beni materiali, egli non può gestire e dominare la sua vita, che è sempre e solo nelle mani di Dio. La domanda finale della parabola coinvolge profondamente l'ascoltatore: "E quello che hai preparato di chi sarà?". Il brano si chiude con la considerazione relativa alla sorte "di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio".

Gesù Cristo è venuto non per dirimere le questioni umane, ma per annunciare il regno di Dio. In lui le cose, le relazioni ed i progetti degli uomini diventano relativi e marginali in quanto contano Dio e l'attuazione della sua volontà. I discepoli devono vigilare per porre la loro sicurezza nel Signore e non nei beni materiali di questo mondo.

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE
Il problema dell'uomo che dimentica Dio nella sua vita collega le letture odierne. Contro questo rischio invita a riflettere, nella prima lettura, il libro di Qoèlet. Anche se uno lavora "con sapienza, scienza e successo, dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non ha neppure faticato". Chi ha investito tutte le sue energie per l'acquisto dei beni materiali e per le ricchezze, finisce per faticare tutto il giorno, per vivere nell'affanno e nella preoccupazione notte e giorno. A quest'uomo, disorientato e sfiduciato si rivolge Gesù Cristo nel vangelo, invitandolo ad alzare lo sguardo dalle cose materiali e ad accogliere il regno di Dio, che lui è venuto ad annunciare e a portare per la felicità delle genti.
Chi nella propria esistenza incontra Gesù Cristo ed il suo vangelo è invitato a non finire la sua vita limitandosi all'orizzonte delle realtà sperimentabili, ma a cercare "le cose di lassù dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio". Questo è l'insegnamento di Paolo. Egli non condanna i beni materiali, ma afferma che questi non possono dare la piena felicità che solo viene dal Signore. Per questo motivo allora il credente deve fare delle scelte e delle rinunce che gli permettono di vivere con equilibrio in rapporto con le realtà materiali e per avere la giusta relazione con Dio.

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
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- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)

Lectio divina XVII domenica T.O. - C

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 24 luglio 2022, XVII Domenica T. O. - Anno C

Gesù insegna ai discepoli a pregare
Genesi 18, 20-21.23-32 . Salmo 137 . Colossesi 2, 12-14 . Luca 11, 1-13

Lettura
Col capitolo decimo si chiude idealmente la prima fase del viaggio di Gesù. Essa si struttura attorno all'invio in missione dei discepoli, i quali devono andare da tutti indistintamente, perché tutti hanno bisogno di ricevere l'annuncio del Regno di Dio. Questo si radica nelle persone nella misura in cui si ascolta la parola di Gesù e la si pone a fondamento stabile della propria vita. Col capitolo undicesimo inizia una nuova tappa del cammino di cui la pericope odierna costituisce l'introduzione.

Lc 11, 1-13
1Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". 2Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;
3dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione".
5Poi disse loro: "Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, 6perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli", 7e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani", 8vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. 9Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!".

Commento
Il brano è complessivamente un insegnamento di Gesù sulla preghiera. Esso, dopo l'introduzione al v. 1, si struttura in tre parti: la preghiera del Padre nostro (vv. 2-4), la parabola dell'amico importuno (vv. 5-8) e l'esortazione finale sulla preghiera (vv. 9-13). Sicuramente la preghiera di Gesù testimonia la forte relazione che egli ha col Padre. Per questo i discepoli, dopo aver assistito alla sua preghiera, chiedono che insegni anche a loro quel modo di pregare che evidenzia una novità rispetto alla tradizione giudaica. Questa era solo formalistica ed esterioristica e non penetrava nella vita delle persone modificandole. Gesù accoglie la domanda e, partendo da una formula tradizionale ebraica da lui modificata, risponde indicando alcuni atteggiamenti fondamentali che sono alla base della sua preghiera e che devono innervare quella del discepolo. Innanzitutto dice che Dio è da considerare Padre e come tale occorre intessere con lui una forte relazione interpersonale. Il Dio di Gesù e dei sui discepoli si avvicina in modo sorprendente all'uomo e l'uomo può accostarsi a lui fino a chiamarlo "papà". La preghiera allora richiede come premessa la necessità di una piena fiducia e confidenza in Dio che è Padre. Poi Gesù presenta una serie di domande che strutturano la preghiera cristiana. La prima è: "sia santificato il tuo nome", che va unita alla seconda: "venga il tuo regno". Gesù ed i suoi discepoli chiedono e desiderano ardentemente che Dio Padre si manifesti pienamente a tutta l'umanità, la quale, aderendo sempre più alla sua volontà, realizza anche storicamente il Regno. L'atteggiamento che si evidenzia dalle prime domande è di superare le richieste egoisticamente interessate per fare proprio il desiderio ed il progetto di Dio Padre. Con la terza domanda si chiede di avere ogni giorno il pane. Gesù non vuole così inculcare nei discepoli l'abitudine ad una domanda ossessiva per le cose materiali. Egli invece vuole educare i suoi a vivere con atteggiamento libero e sobrio nei confronti dei beni, avendo coscienza che ogni cosa concreta è sempre dono di Dio Padre, e che lui provvede abbondantemente a coloro i quali si affidano a lui. Gesù invita poi ad avere coscienza di essere dei perdonati. Il grande perdono di Dio Padre è dato ai discepoli a condizione che essi facciano proprio il comportamento di Dio nei rapporti con gli uomini. Il discepolo fa esperienza reale e concreta del perdono del Padre soltanto quando ha assunto l'atteggiamento del perdono divenendo capace di perdonare ai fratelli. Infine Gesù insegna a chiedere di non essere tentati. Egli non pensa così di esonerare i suoi dai dolori, dalle difficoltà, dalle prove e dalle tentazioni, che fanno parte costitutiva del cammino del discepolo. Gesù sollecita invece i discepoli a chiedere che nelle prove la fede non venga meno (questa è la grande tentazione) e a credere che le difficoltà, vissute in rapporto confidente col Padre, non li schiacceranno mai. Illustrati gli atteggiamenti di fondo della preghiera, attraverso la parabola dell'amico importuno e delle esortazioni finali, Gesù riprende l'insegnamento sulla disponibilità benevola di Dio e sulla necessità di pregare sempre. Da ultimo, insistendo ancora sul rapporto interpersonale che deve realizzarsi con Dio Padre, Gesù invita i discepoli a chiedere il dono dello Spirito Santo. Solo lui realizza un vero e profondo rapporto tra gli uomini e Dio Padre e rende la preghiera secondo gli insegnamenti dati da Gesù.
Come è stato per Gesù, così anche per il discepolo la preghiera deve diventare l'esperienza che qualifica il suo rapporto col Padre. Essa va vissuta secondo gli atteggiamenti di fiducia in Dio, di libertà nei confronti delle cose, di riconciliazione con Dio e con gli uomini e di speranza nella realizzazione delle promesse divine. Il dono dello Spirito Santo, da chiedere incessantemente, rende possibile la concretizzazione degli insegnamenti di Gesù nella vita dei discepoli.

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE
Nella prima lettura la preghiera-relazione tra Abramo e Dio evidenzia alcuni degli atteggiamenti insegnati poi da Gesù ai suoi discepoli nel vangelo. Abramo ha fatto sua la misericordia di Dio. Egli chiede a Dio non quanto lui desidera, ma ciò che Dio desidera: "forse il giudice della terra non praticherà la giustizia?" (nel senso di salvezza). Abramo testimonia anche la perseveranza nella preghiera, che diventa intercessione confidente in Dio per le necessità dei fratelli. La seconda lettura di Paolo richiama l'identità del cristiano che, sepolto con Cristo mediante il battesimo, partecipa con lui della resurrezione. Questa vita nuova, ricevuta dal cristiano e donata a lui per mezzo dello Spirito Santo, fa sperimentare la misericordia e la salvezza donata da Dio attraverso il perdono dei peccati. Se a noi è stato "annullato il documento scritto del nostro debito" è necessario, a nostra volta, che diventiamo testimoni di perdono.

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
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- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
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Lectio divina XVI domenica T.O. - C

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 17 luglio 2022, XVI Domenica T. O. - Anno C

Ama Dio, chi ascolta le parole di Gesù
Genesi 18, 1-10° . Salmo 14 . Colossesi 1, 24-28 . Luca 10, 38-42

Lettura
Siamo ancora durante il viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Egli ha appena riproposto ai discepoli l'autorevolezza del doppio comandamento dell'amore: amare Dio ed il prossimo. Con la parabola del buon samaritano insegna anche che nell'amore al prossimo è necessario compiere un salto di qualità, passando da un amore indirizzato soltanto verso i connazionali ad un amore offerto a tutti coloro che sono nel bisogno. Anche l'episodio narrato nel brano odierno si collega alla domanda posta a Gesù dal dottore della legge (Lc 10,25) e quindi al doppio comandamento dell'amore.

Lc 10, 38-42
38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò . 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: "Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". 41Ma il Signore le rispose: "Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c'è bisogno . Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta".

Commento
Gesù, entrato in un villaggio, è accolto nella casa di Marta. Colpisce la sottolineatura data da Luca a questa figura femminile, la quale evidentemente, pur avendo una sorella di nome Maria, esercita un ruolo di preminenza nella gestione della casa attraverso la dedizione ai molti servizi. Si tenga conto che a quel tempo le donne non potevano leggere la Torà ed erano esonerate dal partecipare alle assemblee liturgiche nelle sinagoghe o nel tempio. In questo modo Gesù non solo diventa esempio delle istruzioni date precedentemente ai discepoli (i Settantadue), in cui invita ad accettare l'ospitalità nelle case dove si è accolti, ma indica anche che nel popolo ci sono delle categorie di persone come le donne, abitualmente emarginate, da amare e da accogliere come prossimo. Anche Maria viene presentata con sottolineature specifiche. Era seduta ai piedi di Gesù ed ascoltava la sua parola. Tali aspetti di Maria rimandano al modello del discepolo del Signore ed invitano il lettore, cioè il cristiano, a fare propri gli atteggiamenti di Maria. Il punto decisivo del racconto è costituito dalla domanda rivolta da Marta a Gesù come conseguenza del comportamento di Maria: "Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Marta, donna generosa, intraprendente, energica, che si è fatta in quattro per accogliere Gesù e tutta la comitiva dei discepoli, garantendo loro un servizio accurato e preciso, ora rimprovera Gesù perché, trattenendo Maria con lui, sembra non aver riguardo nei confronti suoi e della sua opera. Fa pensare la reazione di Marta perché rivela due aspetti di un unico problema sempre presente nei discepoli: come deve essere il rapporto con Gesù Cristo delle persone attive e molto impegnate e come trovare equilibrio tra dimensione contemplativa ed attiva della vita. Gesù risponde alla provocazione di Marta dapprima riprendendola simpaticamente non tanto del servizio che sta svolgendo, quanto piuttosto dell'ansia, dell'agitazione e dell'affanno con i quali ella fa le cose. Poi Gesù afferma che una sola è la cosa di cui c'è bisogno e cioè ascoltare le sue parole. Gesù non vuole in questo modo creare una graduatoria di importanza tra l'agire ed il contemplare, egli invece insegna che tutte le situazioni di vita sono riuscite nella misura in cui si pone a loro fondamento l'ascolto della sua Parola e la comunione di vita con lui. Tutti devono avere nell'ascolto della parola di Gesù la parte migliore della loro vita, che non può essere mai trascurata.

Gesù accolto nella casa di Marta e Maria insegna che anche tra i connazionali vi è un prossimo da amare: coloro che abitualmente vivono ai margini della società. Insegna anche che in ogni scelta di vita occorre porre a fondamento l'ascolto delle sue parole, secondo l'icona di Maria che stava seduta ai suoi piedi. Come Gesù ha introdotto una novità riguardo all'amore del prossimo, egli perfeziona pure l'amore per Dio. Questo diventa vero per il cristiano ed è vissuto con tutto se stessi quando si ascoltano le parole di Gesù Cristo.

COLLEGAMENTO FRA LE LETTURE
Anche nella prima lettura, come nel vangelo, si parla di ospitalità. Abramo, che siede alle Querce di Mambre, accoglie presso di lui il Signore che gli appare sotto le sembianze di tre uomini. Dapprima egli si prostra fino a terra davanti al Signore, invitandolo a fermarsi presso di lui e a non passare oltre, e poi in modo attivo e generoso, prepara una adeguata accoglienza. Non penso sia una forzatura vedere in Abramo riassunti sia gli atteggiamenti di Marta come quelli di Maria davanti a Gesù. Il Signore, prima di partire, promette ad Abramo che Sara sua moglie avrà un figlio. É evidente l'insegnamento conseguente! Come Maria anche Abramo ha scelto la parte migliore, questa non gli viene tolta ed è per lui benedizione e fonte di fecondità. La seconda lettura aiuta ad approfondire in chiave cristiana il discorso precedente. Chi accoglie il Signore Gesù Cristo nella vita, ascoltando la sua parola, è chiamato anche a partecipare alla sua passione per il bene della Chiesa. Tutto questo risulta indispensabile per essere degli evangelizzatori che realizzano veramente il ministero ricevuto da Dio e che con sapienza sanno annunciare Cristo affinché ciascuno sia perfetto in lui.

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci:
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)

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