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Lectio divina XII domenica T.O. - B

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 20 giugno 2021 – XII Domenica del Tempo Ordinario

Chi crede in Gesù vince ogni paura
Giobbe 38,1.8-11 • Salmo 106 • 2 Corinti 5,14-17 • Marco 4,35-41

Lettura
Gesù insegna alle folle per mezzo delle parabole. Tra i suoi uditori alcuni si staccano dalla massa anonima e si avvicinano a lui per chiedere ulteriori approfondimenti. A costoro, che sono da identificare con i discepoli, Gesù in privato spiega ogni cosa. A questo punto della narrazione si trova il racconto de "La tempesta sedata".

Mc 4,35-41
35In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?". 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?". 41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?".

Commento
Coloro che hanno accolto l'insegnamento di Gesù sono invitati a passare "all'altra riva" con lui. Durante la traversata si solleva "una grande tempesta di vento" che suscita grande paura in chi è sulla barca. A fronte dell'agitazione del lago viene presentato per contrasto Gesù che tranquillamente "se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva". Colpisce sicuramente il persistere del sonno di Gesù nel pieno della tempesta. Subito dopo entrano in azione i discepoli che lo svegliano con parole trepidanti, cariche di tensione, indice del loro sentirsi abbandonati in quel pericolo mortale: "maestro, non t'importa che siamo perduti?". Gesù, svegliatosi, ascolta la loro richiesta e ordina al vento e al mare di tacere e di calmarsi ed essi ubbidiscono: "il vento cessò e vi fu grande bonaccia". Il racconto si conclude con due domande decisive di Gesù rivolte ai discepoli: "perché avete paura?" e "non avete ancora fede?". I suoi ancora non capiscono fino in fondo la sua identità e non si fidano pienamente, per questo hanno paura. La stessa reazione dei discepoli, indicata nell'ultimo versetto, conferma il disagio esistente nella relazione tra Gesù ed i suoi: "Chi è dunque costui ...?".

Chi segue Gesù e va con lui sulla barca non sempre coglie fino in fondo la sua identità. A volte si ha la sensazione che il maestro sia assente o disinteressato delle vicende travagliate vissute dei suoi discepoli. Per questo essi si lasciano prendere dalla paura. L'intervento di Gesù, che riporta tranquillità sul lago, diventa segno della sua capacità di contrastare anche le più terribili forze distruttrici. Come egli si oppone ai demoni, così riesce a farsi obbedire da quanto rischia di portare i suoi discepoli e tutti gli uomini alla rovina. Al credente è quindi chiesto di conoscere meglio il maestro e soprattutto di fidarsi di lui.

Collegamento fra le letture
Tutti gli uomini ed anche i discepoli cristiani fanno fatica a conoscere il mistero di Dio. Giobbe non riesce a trovare spiegazioni di fronte alle disgrazie che colpiscono lui e la sua famiglia. Anche i discepoli, sulla barca con Gesù, non comprendono come possa conciliarsi la presenza del maestro con loro e la contemporanea avversità della vita a cui essi devono far fronte. Per questo gridano: "non t'importa che siamo perduti?". A Giobbe Dio risponde invitandolo a considerare l'ordine inscritto nel creato. "Chi ha chiuso tra due porte il mare" e chi controlla "l'orgoglio delle sue onde" interverrà decisamente anche nel turbine attraversato da Giobbe. Per questo egli, pur attraversando grandi prove, resta sempre fedele a Dio e non perde la speranza in lui. Sul lago Gesù si manifesta ai suoi capace di controllare ogni difficoltà che li minaccia. Per questo allora il discepolo, secondo lo stimolo lanciato da Paolo nella seconda lettura, non deve accontentarsi di conoscere Gesù "alla maniera umana", cioè soltanto nella sua dimensione storica e concreta, ma è chiamato ad essere "una creatura nuova" in Gesù; ciò significa aver fede in lui e liberarsi da qualsiasi paura.

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)

Lectio divina XI domenica T.O. - B

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 13 giugno 2021–XI Domenica del Tempo Ordinario

La forza del vangelo e del regno
Ez 17,22-24-Sal91 - 2Cor 5,6-10 - Mc 4,26-34

Lettura
Nel vangelo di Marco, Gesù pronuncia un discorso in parabole come insegnamento rivolto ai discepoli che ha chiamato alla sua sequela e alle folle che ascoltano la sua predicazione del Regno che viene (cfr. Mc 4,1-34). Il tema dominante delle parabole è il seme gettato nella terra. All'inizio Gesù narra la vicenda del seminatore che getta il seme nel terreno (presumibilmente grano) ed il risultato ottenuto dalla sua crescita. Poi Gesù spiega la parabola del seminatore e, dopo due brevi detti sulla lampada e sull'ascolto (cfr. Mc 4,21-25),abbiamo le parabole odierne.

Mc 4,26-34
In quel tempo 26Diceva Gesù: "Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura".
30Diceva: "A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra".
33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Commento
Il racconto è strutturato in due parti distinte. La prima (vv.26-29) presenta il processo del seme che germoglia, produce il frutto e viene poi falciato; la seconda (vv.30-32) illustra la parabola del granello di senape. Nei vv.33-34 la conclusione sull'insegnamento dato da Gesù con molte parabole e sulla spiegazione che lui dava ai suoi discepoli.
Gesù afferma che il regno di Dio è "come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa". Il seme è l'elemento che collega le parabole. Anche se sembra morto nella terra in realtà genera vita e diventa una pianta. Esso poi si moltiplicherà e darà frutti abbondanti. Il seme è adatto per rappresentare la dinamica del mistero della presenza di Gesù, del vangelo annunciato e della vita cristiana vissuta: il regno di Dio.
Segue un'altra parabola di senape. Il chicco di senape è tra i semi più minuscoli, non più grande di una capocchia di uno spillo; eppure anch'esso, se seminato in terra, diventa un albero che si impone. Sembra impossibile che da un seme così minuscolo possa derivare un albero tanto rigoglioso. Eppure proprio ciò che ai nostri occhi è piccolo, può avere una forza impensabile. Il seme anche se piccolo in terra marcisce, germoglia, poi spunta e cresce fino a essere un arbusto sulle cui fronde gli uccelli possono fare il nido. Qui Gesù allude certamente a quell'albero intravisto da Daniele, simbolo del regno universale di Dio (cfr.Dn 4,6-9.17-19). Il vangelo che ci è stato donato può sembrare piccola cosa, rivestito poi di parola umana, fragile e debole, comunicato poi da uomini e donne poveri, senza cultura, non saggi secondo il mondo (cfr. 1Cor 1,26). Eppure quando il vangelo è seminato, predicato e testimoniato dai discepoli, proprio perché è parola di Dio contenuta in parole umane, è fecondo cresce, tocca tante persone e arriva al loro cuore.
Queste parabole invitano a riflettere da un lato sulla consapevolezza che abbiamo del vangelo che ci è dato e che noi dobbiamo seminare e dall'altro sulla nostra visione del Regno come realtà che si diffonde ad opera di piccoli e di poveri. È la realtà di un "piccolo gregge" (Lc 12,32), che può diventare grande perché destinato a tutte le genti del mondo intero.

La venuta del regno di Dio è paragonata al processo agricolo che ogni contadino conosce bene, anzi che vive con attenzione e premura: semina, nascita del grano, crescita, formazione della spiga, maturazione e mietitura. Di fronte a tale sviluppo, occorre meravigliarsi, guardando alla potenza, alla forza presente in quel piccolo seme secco, che sembra addirittura niente. Così è il regno di Dio: piccola realtà, ma che ha in sé una potenza misteriosa, silenziosa, irresistibile ed efficace, che si dilata senza che noi facciamo nulla. Di fronte a questa realtà, il contadino non può fare davvero nulla: deve solo seminare il seme nella terra, ma poi sia che lui dorma sia che si alzi di notte per controllare ciò che accade, la crescita non dipende più da lui. L'insegnamento di Gesù consiste nel meravigliarsi del regno che si dilata sempre di più, anche quando noi non ce ne accorgiamo, e di conseguenza occorre avere fiducia nel vangelo e nella sua forza. Di conseguenza è necessario che gli evangelizzatori siano soltanto servi al servizio del vangelo e non protagonisti. Il seme è la parola che, seminata dall'evangelizzatore, darà frutto anche se lui non se ne accorge. Il seme è buono, se la parola predicata è parola di Dio e non dell'evangelizzatore, essa darà sicuramente frutti abbondanti. Questa è la certezza del "seminatore" credente e consapevole di ciò che opera: la speranza della mietitura e del raccolto non può essere messa in discussione perché Gesù è sempre con noi ed è lui il protagonista della evangelizzazione e della crescita del regno.

Collegamento fra le letture
Anche le realtà piccole ed insignificanti agli occhi degli uomini, nelle mani di Dio diventano grandi e magnifiche: "un ramoscello lo pianterò... metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico" (Ez 17,22-23). Anche il vangelo ed il regno di Dio se sono seminati con abbondanza cresceranno e faranno frutti perché Dio è all'opera nella storia in odo silenzioso e sempre nascosto. A noi spetta il compito di collaborare positivamente seminando con la parola e con la testimonianza della vita, credendo fermamente nell'opera di Dio nel mondo (2Cor 5,6-7).

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
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Lectio divina Corpus Domini - B

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 6 giugno 2021– Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Eucaristia: la compagnia di Gesù Cristo con i suoi
Esodo 24,3-8 • Salmo 115 • Ebrei 9,11-15 • Marco 14,12-16.22-26

Lettura
Il brano evangelico della festa odierna ci riporta al cuore della narrazione secondo san Marco. Esso è costituito dai capitoli 14-16, che raccontano il mistero della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo il Figlio di Dio. Gesù, dopo aver partecipato alla mensa in casa di Simone il lebbroso a Betania, si prepara a vivere la cena dell'antica pasqua ebraica con i dodici. Nel frattempo Giuda ha ormai deciso di consegnarlo ai sommi sacerdoti.

Mc 14,12-16.22-26
12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: "Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?". 13Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: "Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo.14Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". 15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi". 16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
22E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: "Prendete, questo è il mio corpo". 23Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24E disse loro: "Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. 25In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio".
26Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Commento
Nel testo troviamo due parti tra loro distinte in quanto viene soppresso l'annuncio del tradimento di Giuda (14,17-21). Nella prima vengono presentati gli interessi ed i preparativi dei discepoli finalizzati a "mangiare la Pasqua" con Gesù. Tutto il quadro rimanda alla pasqua ebraica, ricordo della liberazione del popolo di Dio dalla schiavitù egiziana e del dono della salvezza. Le parole pronunciate da Gesù contengono un elemento di novità, che già nei preparativi anticipa un cambiamento di significato della cena di Gesù. "L'uomo con una brocca d'acqua", indicato dal maestro e che i discepoli dovranno seguire, è un servo addetto ad umili servigi. Costui, pur nella continuità con la tradizione ebraica, permette di comprendere subito che la cena di Gesù avrà come caratteristica di fondo il servizio. In quest'occasione poi Gesù insegnerà ai sui il dono totale di sé agli altri. Nella seconda parte abbiamo la cena in senso stretto con l'istituzione dell'eucaristia. Questa è da Gesù collegata con la sua morte e resurrezione: "questo è il mio corpo... questo è il mio sangue versato per molti". Così la morte-resurrezione di Gesù e l'eucaristia, collegano insieme Dio ed il popolo redento da Cristo e attuano la nuova alleanza realizzata da Gesù. Infine egli preannuncia il giorno in cui berrà il "vino nuovo nel Regno di Dio". Con questa immagine viene richiamato non solo il contenuto di tutta la predicazione di Gesù: il Regno di Dio, ma si presenta anche l'eucaristia come il banchetto che anticipa quello finale, al quale tutti sono invitati ed attesi da Gesù.

L'istituzione dell'eucaristia da parte di Gesù si colloca nell'antica tradizione d'Israele che celebra la pasqua. Essa però diventa segno della nuova alleanza, attuata nel servizio e nel dono totale di Dio, in quanto rimanda alla redenzione operata da Cristo. L'eucaristia è anche anticipazione del banchetto finale verso il quale tutti sono incamminati.

Collegamento fra le letture
La solennità del Corpo e del Sangue di Cristo collega le tre letture proposte dalla liturgia. La prima lettura presenta solennemente il rito dell'alleanza tra Dio ed Israele al Sinai. Di fronte all'impegno di Dio, il popolo risponde dicendo: "Tutti i comandamenti il Signore ha dato, noi lo eseguiremo!". Mosé sigilla poi con il sangue asperso l'alleanza avvenuta. La liturgia del Sinai rimanda con chiarezza, come dice la lettera agli Ebrei, ad un nuovo sacrificio, nel quale Cristo "con il proprio sangue" ha "ottenuto una redenzione eterna". "Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza". Così l'eucaristia, istituita da Gesù nell'ultima cena, secondo il racconto di san Marco, è memoriale della morte e risurrezione del Signore, è il nuovo patto stipulato tra Dio ed il suo popolo ed è la compagnia di Gesù Cristo che cammina con i suoi verso la pienezza del "Regno d Dio".

La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
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Lectio divina S.S. Trinità

LETTURA - COMMENTO - VITA
Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 30 maggio 2021 – S.S. Trinità

Io sono con voi per fare discepoli tutti i popoli
Deuteronomio 4,32-34.39-40 • Salmo 32 • Romani 8,14-17 • Matteo 28,16-20

Lettura
Il brano evangelico ci mantiene nel clima pasquale presentandoci ancora una volta un incontro del risorto con i suoi. Secondo il racconto di san Matteo i protagonisti dell'esperienza sono gli undici discepoli. Essi, dopo aver perso Giuda, accolgono l'invito dell'angelo ed eseguono il comando dato a loro da Gesù risorto di recarsi in Galilea per vederlo.

Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Commento
Il riferimento diretto del brano alla solennità della santissima Trinità è contenuto nell'indicazione che viene data per coloro i quali vogliono diventare discepoli del Signore. Essi devono essere battezzati "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". Questo particolare è collocato in un breve testo che contiene la sintesi di tutto il vangelo secondo san Matteo. Prima di tutto è presentata la figura di Gesù che si manifesta "in Galilea, sul monte che aveva loro fissato". Il monte è ancora una volta il luogo decisivo per l'incontro con Gesù, che porta la salvezza all'umanità riattivando il discepolato e dando inizio alla missione. Sul monte egli si presenta come colui che ha "ogni potere in cielo e in terra", cioè il Figlio seduto alla destra del Padre, dopo la resurrezione e l'ascensione: "quando lo videro, gli si prostrarono innanzi". Viene poi delineata dalla parola di Gesù l'identità del gruppo dei discepoli ed il loro compito storico da svolgere "tutti i giorni". I discepoli, dopo la pasqua, sono presentati ancora segnati dal dubbio che accompagna la loro fede: "alcuni però dubitavano". Questo limite può essere superato e sfociare in una fede piena soltanto se essi permettono a Gesù di avvicinarsi e di parlare con loro. Dall'incontro con Gesù risorto si determina l'obiettivo che i discepoli devono raggiungere nella loro missione: "andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni" (una traduzione più corretta sarebbe "andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli"). Per raggiungere tale scopo dispongono di due strumenti: il battesimo nel nome della Trinità e l'insegnamento di tutto quanto Gesù ha loro comunicato, affinché sia da tutti messo in pratica. Il brano si chiude con la promessa di Gesù risorto di essere sempre presente attivamente nell'opera evangelizzatrice - missionaria dei suoi: "io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

Conclusione. La comunione dei discepoli con la Trinità è resa possibile e concreta attraverso l'incontro diretto che essi hanno col Risorto, il quale sul monte sempre aspetta i suoi per comunicare con loro. Anche la missione cristiana, svolta dalla chiesa nella storia, diventa partecipazione al mistero della santa Trinità perché, col vangelo proclamato ed il battesimo celebrato, si fanno i cristiani e si continua la sua opera di redenzione.

Collegamento fra le letture
Le letture possono essere osservate come un trittico trinitario sul quale ogni quadro delinea le caratteristiche di una delle tre persone. La prima lettura, tratta dal Deuteronomio, sottolinea il Dio d'Israele. Egli è creatore, parla col suo popolo e si è scelto "una nazione". Questo Dio è unico: "lassù nei cieli e quaggiù sulla terra non ve n'è altro". Il Dio che ha scelto Israele, viene fatto conoscere dal Nuovo Testamento come il "Padre del Signore nostro Gesù Cristo". La seconda lettura è incentrata sullo Spirito santo che, donato agli uomini, li fa "figli di Dio", "eredi di Dio" e "coeredi di Cristo", in quanto partecipi della sua sofferenza e della sua gloria. Il vangelo punta sulla particolare mediazione di Gesù risorto. Egli, incontrando i suoi, in forza del potere ricevuto, li spinge verso un compito che ha lo scopo di portare l'intera umanità alla comunione con la santa Trinità.
La vita
(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
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Bilancio economico 2020

Relazione sul bilancio economico 2020 letto al termine della s.messa il 21 febbraio 2021.

A nome del Comitato per gli Affari Economici della parrocchia di San Pietro apostolo di Goito vi leggerò una breve relazione per illustrare gli accadimenti dello scorso anno.
Come prima cosa desideriamo comunicare i dati riguardanti l'anagrafe parrocchiale.
Nel corso del 2020
• sono stati battezzati 16 bambini e bambine,
• 40 bambini e bambine hanno partecipato al sacramento della Prima Confessione
• 41 tra ragazzi e ragazze hanno ricevuto il sacramento della Prima Comunione.

A seguito delle restrizioni introdotte per affrontare l'emergenza sanitaria è stato possibile celebrare un solo matrimonio e posticipato al 2021 la celebrazione delle Cresime. Nel corso dello scorso anno sono stati celebrati 104 funerali.

Di seguito diamo notizia delle spese sostenute nel corso del 2020.
Le uscite maggiori hanno riguardato la manutenzione degli immobili e degli impianti di riscaldamento ormai vecchi e inefficienti. In particolare :
• sono stati completati i lavori di allestimento del locale Caritas,
• sostituite e, dove possibile, riparate e messe a norma le caldaie della casa parrocchiale e delle Suore
• messo in sicurezza il campetto di calcio
• sostituiti i microfoni e portate alcune migliorie nella Basilica
per un costo complessivo di euro 51.500.

Per riscaldamento, illuminazione e assicurazione della Basilica, delle Chiesette delle frazioni, della casa parrocchiale e quella delle Suore, sono stati spesi complessivamente euro 20.800.
Per l'oratorio, ricordando che quest'anno non si è potuta svolgere l'attività solitamente dedicata ai ragazzi e ai giovani, si sono impiegati complessivamente euro 19.950 per servizi di pulizia, per il riscaldamento e per la sostituzione della caldaia del teatro.
Euro 16.500 sono stati investiti nella remunerazione dei presbiteri, delle suore, dei padri ausiliari e dei collaboratori per il servizio prestato.
Le spese per il culto e le iniziative pastorali sono state complessivamente 11.350 euro e 6.930 euro quelli impiegati per varie attività parrocchiali e di assistenza.
La gestione economica della parrocchia vive grazie a quanto raccolto.
Nel dettaglio le entrate sono derivate: dalle raccolti fondi per le iniziative diocesane e Caritas per euro 21.500 di cui 7.400 riversati a favore dei beneficiari.
Le offerte raccolte, grazie alla libera generosità dei parrocchiani, durante le messe domenicali, per le festività e in occasione della celebrazione dei sacramenti, sono state complessivamente 64.050 euro.
Le entrate straordinarie ammontano a euro 32.800, sono dovute tra le altre a un rimborso assicurativo, a un ristoro ricevuto dalla Diocesi di Mantova per affrontare l'emergenza sanitaria, da contributi ricevuti dal comune per alcune iniziative e 6.200 euro raccolti per il restauro dell'organo.
A seguito della drastica limitazione delle attività dell'oratorio le entrate relative sono state di euro 6.600 e euro 5.830 sono stati raccolti in occasione delle altre attività parrocchiali.
Grazie a un lascito testamentario di euro 30.000 disposto da una Signora, originaria di Goito, deceduta nel 2020 il residuo delle entrate rispetto alle uscite è di euro 26.400.

Desideriamo in quest'occasione ringraziare tutti coloro che in questo difficile anno, con offerte di denaro e con i servizi prestati, sono stati vicini alle necessità della parrocchia e delle persone più bisognose.

Vi lasciamo informandovi che nel corso del nuovo anno inizierà il restauro dell'organo parrocchiale.
Abbiamo dato il via a questo progetto solo dopo una lunga e approfondita riflessione. I dubbi principali erano legati alla crisi che stiamo vivendo in quest'ultimo anno e all'opportunità di intraprendere un progetto impegnativo in questo momento. D'altro canto già da alcuni anni è emersa la necessità di mettere mano all'organo per recuperarlo al meglio al fine di preservare, a beneficio di tutti, il bene artistico, ma anche l'importante simbolo di culto. In questo difficile anno, si è inoltre concretizzata, la possibilità di accedere ai fondi destinati, dalla Conferenza Episcopale Italiana, a tale scopo, un'occasione che non si sarebbe presentata una seconda volta da qui la decisione di presentare la domanda di contributo e quindi di dare inizio ai lavori.
A gennaio 2021 abbiamo ricevuto il decreto di assegnazione del contributo di euro 39.449 a sostegno del restauro dell'organo della Basilica. Altre iniziative sono state messe in campo per la raccolta dei fondi necessari per la realizzazione dell'opera che dovrebbe concludersi nel corso di un triennio.

Ringraziamo tutti per l'attenzione e per quanto vorrete continuare a fare per la comunità.

Comitato per Affari Economici
Parrocchia S.Pietro Apostolo Goito

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