Inizia con la prima domenica di Avvento il nuovo anno liturgico in cui viene letto il Vangelo di Luca.
Luca è l'autore sia del Vangelo che del Libro degli Atti degli Apostoli. È nato probabilmente ad Antiochia di Siria e successivamente si è trasferito nella regione di Efeso e Filippi. Efeso era una città importante dell'Asia Minore, famosa per il porto e con un intenso commercio, per la presenza di molte razze diverse e per il culto alla dea Artemide (At 19, 35). Filippi era un'antica colonia romana, con un distaccamento dell'esercito romano, localizzata sulla strada che collega la Grecia all'Asia Minore. Luca vive in questo contesto del mondo greco-romano, dominato dalla mentalità della cultura greca, dove la vita religiosa è organizzata d'accordo con il culto alle varie divinità, c'è poi una fusione tra divinità greche e romane. L'Impero romano ci guadagnava e favoriva tutte quelle religioni, aiutava anche nella costruzione di templi, a condizione che si limitassero a celebrare culti senza creargli dei problemi, sostenendo un conformismo e rassegnazione. Gesù invece stona con il suo agire: Lui si preoccupava dei corpi, soprattutto dei corpi sofferenti e feriti degli ammalati, degli emarginati ed esclusi, e questo nuovo modo di agire, risvegliava desideri e sogni di cambiamenti nella gente oppressa.
Luca proviene da una famiglia benestante e questo gli permette di realizzare molti viaggi e di dedicarsi allo studio e alla ricerca. Portato dal desiderio di rispondere ai desideri più profondi della vita, si dedica molto allo studio delle Sacre Scritture e viene attratto dalla bellezza e grandezza di Dio-YHWH, rivelato nelle Sacre Scritture.
Non essendo giudeo, e non abitando in Palestina, Luca non ha la fortuna di conoscere personalmente Gesù e nemmeno i primi apostoli. Inizia però a frequentare la sinagoga come proselita, così erano chiamati gli adoratori di Dio-YHWH, che però non erano giudei di nascita. Luca viene affascinato da un Dio consolatore, sublime e misericordioso, liberatore dei poveri, un Dio completamente diverso dalle divinità pagane; così si converte al Vangelo e diventa un seguace di Gesù. La sua conversione significa per lui una conversione radicale al mondo degli esclusi, perché Gesù e gli esclusi sono inseparabili.
Essendo un cristiano di seconda/terza generazione, ha la possibilità di conoscere alcuni discepoli dei primi apostoli e sente parlare molto di Paolo, l'infaticabile missionario del Vangelo di Gesù Cristo e fondatore di varie comunità. Luca nel Libro degli Atti mostra di avere scarsa dimestichezza con la teologia di Paolo e di non conoscerne le lettere, pare che la sua associazione con lui riguardasse solo un periodo iniziale, prima che Paolo sviluppasse in pieno la sua teologia e si impegnasse a scrivere importanti lettere alle sue comunità, e prima del "Concilio" di Gerusalemme.
È in un clima di condivisione dell'esperienza di fede e delle tradizioni su Gesù di Nazaret, che Luca si sente spinto dalla comunità a scrivere qualcosa su Gesù, in un modo più articolato, organizzato. Gesù era conosciuto, amato e seguito nella comunità e Luca si è interessato di fare ricerche su tutto quello che si diceva o che era stato scritto su Lui, per verificare la solidità degli insegnamenti ricevuti. Luca inizia a mettere insieme testi scritti, tradizioni orali, informazioni raccolte qui e là privilegiando le informazioni di coloro che erano stati testimoni oculari di Gesù e dei missionari e missionarie del Vangelo, degni di tale fiducia.
In quale contesto? Perché e per chi scrive Luca?
Contesto: Come ogni altro evangelista (come Marco, Matteo, Giovanni), Luca narra l'esperienza che la sua comunità cristiana ha fatto e fa della persona di Gesù: concretamente il significato dei suoi gesti, delle sue parole, delle sue azioni e lo riporta al contesto, al luogo e momento storico attuale. Cosa c'entra Gesù, le sue scelte, il suo modo di relazionarsi, il suo progetto; con le domande, le difficoltà, le problematiche, le gioie, le speranze, con la fede, con gli intenti di una vita alternativa che questa comunità stava cercando di vivere? Dove era andato a finire il Sogno di Dio narrato da Gesù? Quanto i cristiani lo avevano fatto proprio? Come aveva cambiato il loro stile di vita, di relazione con gli altri, di porsi davanti alla mentalità imperiale?
Luca scrive per verificare e confermare la consistenza della fede dei suoi destinatari (1, 1-4). Inizia il suo vangelo con il tema della fedeltà del Dio di Gesù, narra come le promesse si siano realizzate nella nascita di Gesù; chiude il vangelo con questo stesso tema quando narra come Dio abbia mantenuto le sue promesse risuscitando Gesù dai morti. Questo Dio, che non permise che il Santo di Dio vedesse la corruzione (At 2,27), sicuramente sarà fedele alle promesse fatte ai seguaci di Gesù che vengono da tutti gli angoli della terra per prendere posto al banchetto celeste con Abramo, Isacco e Giacobbe.
Per chi? Luca scrive per i Cristiani provenienti dal paganesimo che avevano dubbi su Gesù. Loro volevano capire, chiarire dubbi sulla vita di Gesù di Nazaret. Teofilo (nome greco che significa Amico di Dio) è icona di questa categoria di persone. Luca, mentre scrive, ha in mente le persone e comunità situate nelle grandi città, dove c'erano forti contrasti sociali, con una minoranza di privilegiati e una maggioranza di esclusi ed emarginati. Scrive per persone di provenienze culturali diverse con molte barriere e pregiudizi reciproci, che rendevano difficile la convivenza. Le donne non erano riconosciute nella loro dignità. La fame di pane e di relazioni sociali più giuste sicuramente era molto sentita. Scrive per una comunità che conosce dubbi, crisi, scoraggiamento, che si sentiva minoranza insignificante di fronte all'immensità dell'Impero.
L'attenzione data da Luca agli incontri di Gesù con i Samaritani va vista in ottica missionaria: la missione nei loro confronti costituisce l'inizio della missione fra i non-giudei e fa parte del piano di Dio.
Non ci sono preclusioni: con Gesù il tempo della salvezza è arrivato per tutti, compresi quelli che venivano disprezzati. Va notato, però, che in Luca il superamento delle esclusioni e la prospettiva universale si accompagnano ad un suo netto atteggiamento positivo verso il popolo giudeo, la sua religione e cultura. La missione è universale, ma parte da Gerusalemme.
Quando e dove scrive?
Anche se non è semplice stabilire una data esatta, si può arrivare per approssimazione considerando molti altri avvenimenti storici ad ampio raggio. Luca usa come una delle sue fonti il Vangelo di Marco, che fu scritto poco prima della guerra giudaica del 66-70. Lc 21, 5-38 presuppone che la distruzione di Gerusalemme sia già avvenuta; quindi, si impone una data dopo il 70. Luca negli Atti non riflette una conoscenza della dura persecuzione avvenuta nell'ultimo periodo dell'Impero di Domiziano (81-96), né riflette l'aspra controversia che oppose la chiesa e la sinagoga dopo la ricostruzione del giudaismo a Iamnia (85-90 d.C) Da queste considerazioni si può concludere, per la composizione di Lc-At, ad una data tra l'80 e l'85. Altri studiosi suggeriscono 80-90. Il luogo esatto dove fu scritto non è possibile definirlo, ma certamente deve essere stato qualche città dell'Impero Romano, e probabilmente Antiochia di Sira, Efeso, o Filippi che sono i luoghi ben conosciuti da lui.
Temi importanti per Luca:
Città: Gesù si dirige alle città (4,43) e fu alle città che Gesù mandò i suoi 72 discepoli (10,1). Persone di tute le città andavano da Gesù (8,4). Gesù guarisce un lebbroso dentro una città, fatto strano perché i lebbrosi non potevano restare in città. È in città che abitano i detentori del potere oppressore (2, 1-2;3,1-2). Fu verso la città di Gerusalemme che Gesù si diresse decisamente (9,51), ed è questa città che uccide i profeti (13,34) e il maggiore dei profeti, Gesù di Nazaret (23, 1-5).
Contrasti sociali: In Luca appaiono forti contrasti sociali tra poveri e ricchi, forti e deboli, privilegiati ed emarginati. Alcuni esempi: Il canto della Vergine Maria (1,51-53), la predicazione di Giovanni il Battista (3, 10-14, molto diverso da Matteo 3, 1-12). Le beatitudini (6, 20-26; differenze con Matteo 5, 1-12); la storia del povero Lazzaro e del ricco avaro e gaudente (16, 19-21); il racconto dell'avidità del ricco proprietario terriero (12, 16-20); la storia di Zaccheo (19, 1-9); l'offerta della povera vedova, in contrasto con le offerte dei ricchi (21, 1-4).
Moltitudini: Attorno a Gesù appare molta gente. Secondo Luca Gesù pronunciò le beatitudini circondato da "una gran folla", venuta da fuori dalla Palestina, in Matteo 5, 1-12 non c'è così tanta gente.
Cibo: Legata a fame, pane, banchetto. Mentre la maggioranza soffre la fame, una minoranza vive facendo banchetti in palazzi chiusi.
Donne: In Luca occupano uno spazio rilevante. Maria, Elisabetta, la profetessa Anna danno un messaggio molto importante, sono molto di più di ornamenti che l'uomo può guardare, usare e abusare. Ci sono donne che seguono Gesù, sull'esempio degli apostoli (8, 1-3; 23,49), tra loro: Maria di Magdala, donna "sospetta", già vittima delle forze del male; Giovanna, sposa di un cittadino importante; Susanna e altre che, per il fatto di avere una certa libertà ed autonomia economica, probabilmente erano vedove.
Gesù riservò speciale attenzione alle donne sofferenti e ammalate: la suocera di Pietro (4, 38-39); la vedova di Nain (7, 11-17); la donna che soffriva di emorragia e, pertanto, era ritenuta impura (8, 43-48); la donna ammalata da 18 anni, Gesù aveva amiche come le sorelle Marta e Maria. C'erano donne che proclamavano pubblicamente la loro ammirazione per Gesù, andando contro alle norme e alle consuetudini dell'epoca (11, 27-28). Poi la donna conosciuta in città come peccatrice, che bacia con effusione i piedi di Gesù e li unge con prezioso profumo (7, 36-50). Ci sono poi donne presenti durante la dura passione di Gesù e le prime testimoni della sua risurrezione sono state delle donne, che lo avevano seguito fin dalla Galilea (24, 9-10)
Preghiera: Gesù appare in preghiera, da solo, varie volte (3,21; 4,1.42; 5,16; 6,12; 9,18.28; 11,1; 22,41-43; 23,34. 46). Gesù trovava tempo per pregare in mezzo ad un'attività molto intensa e nei momenti più critici e decisivi della sua vita. Invitava le persone a pregare sempre, senza mai stancarsi (18,1), soprattutto nei momenti difficili (22, 40.46). Allo stesso tempo, smascherava ogni genere di preghiera ipocrita, orgogliosa e vuota (18, 9-14).
Oggi: 2,11; 4,21; 5,26;13,33; 19,5.9.43; 23,43 Luca mette in questione un certo tipo di attesa passiva, vuota, della fine del mondo, tema frequente al suo tempo. Insiste con questa parola OGGI sul fatto che la salvezza si realizza qui e adesso (19,9).
Gioia: Luca trasmette gioia in ogni momento. Si sente felice, con Gesù stava realizzandosi la gioia dei tempi messianici (10, 23).
Misericordia: Gesù è ricolmo di tenerezza verso: i peccatori, i samaritani, i pagani, i poveri, i bisognosi, gli ammalati.
Camminare: Cammino, andare, se consideriamo anche il libro degli Atti, sono proprio tante le volte che Luca usa questi termini. Subito all'inizio, Giovanni Battista è visto come colui che prepara la strada del Signore (3,4). Ed è durante il cammino che Gesù istruisce i suoi discepoli (9,57; 10,38; 17,11). Luca informa che le prime comunità erano chiamate "quelli della Via"(At 9,2; 19, 23).
Conversione: Usa le parole pentimento, pentirsi, perdono, tutte nel senso di conversione, sono il contenuto della predicazione di Giovanni, il Battista e di quella di Gesù. I discepoli sono inviati a proclamare le buone notizie di Gesù e del Regno, chiamando tutti alla conversione e al perdono dei peccati (10, 8-12;24,47). Con coloro che non si aprivano alla conversione, Gesù fu sempre molto duro (10, 13-16M; 13, 3.5).
Struttura del testo: Un possibile schema della struttura è quella dei quattro grandi blocchi tematici:
PROLOGO 1,1-4
I BLOCCO: Capitoli 1,5-4,13 "Accogliendo Gesù, la migliore "Buona Notizia"
II BLOCCO: Capitoli 4, 14-9,50 "Con Gesù, in Galilea"
III BLOCCO: Capitoli 9,51-19,28 "Con Gesù, in cammino verso Gerusalemme"
IV BLOCCO: Capitoli 19, 29-24,53 "Con Gesù, a Gerusalemme"
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Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 21 novembre 2021 – XXXIV Domenica Solennità di Cristo Re B
La parola di Gesù introduce nel regnoDaniele 7,13-14 • Salmo 92 • Apocalisse 1,5-8 • Giovanni 18,33-37
LetturaLa solennità odierna invita a riflettere su di un passo del vangelo di Giovanni, tratto dal racconto della passione. Dopo l'arresto nel giardino del Getzemani, Gesù viene condotto nella casa del sommo sacerdote Anna. Qui è interrogato dalle autorità giudaiche e poi è inviato da Pilato per il processo romano. I giudei chiedono al procuratore la condanna capitale, ma egli vuole personalmente conoscere il caso e interroga direttamente il condannato.
Gv 18,33-3733Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Sei tu il re dei Giudei?". 34Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?". 35Pilato disse: "Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?". 36Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". 37Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".CommentoL'interrogatorio di Pilato inizia riprendendo l'accusa fatta dagli avversari: "Sei tu il re dei giudei?". Gesù non risponde e pone una controdomanda, che serve ad impostare correttamente il processo. Infatti Pilato, per formulare il giudizio, non può basarsi soltanto su quanto altri hanno riferito, ma deve personalmente rendersi conto, per assumere le decisioni conseguenti. Pilato procede e pone a Gesù una domanda di fondo: "che cosa hai fatto?". Gesù risponde riproponendo il tema del regno e l'interrogatorio diventa così l'occasione attraverso la quale egli fa una rivelazione. Infatti manifesta che il suo regno esclude qualsiasi dimensione mondana ("il mio regno non è di questo mondo... non è di quaggiù") e non si avvale di alcuna forza umana per realizzarlo e sostenerlo ("i miei servitori avrebbero combattuto..."). Il regno di Gesù è di un'altra dimensione. A questo punto Pilato è costretto a porre direttamente la domanda sulla pretesa regalità dichiarata da Gesù: "dunque tu sei re?". Rispondendo Gesù non solo riconosce di essere re ("io sono re"), ma dichiara anche che questo è lo scopo della sua vita: "per questo sono venuto nel mondo". Poi aggiunge che la sua regalità è finalizzata alla "testimonianza della verità". Cioè egli è l'unico che può far conoscere la verità, ossia le cose che nessuno ha visto o conosce e delle quali lui solo può essere garante. La verità consiste in tutto ciò che riguarda la realtà di Dio, della quale il Verbo incarnato è manifestazione. Infine Gesù indica il criterio per partecipare al suo regno e quindi al mistero della verità di Dio: ascoltare la sua voce.
Nel processo davanti a Pilato Gesù manifesta la sua vera regalità che collega con la verità, cioè col mistero di Dio, il quale per mezzo suo si rivela agli uomini. Questo è lo scopo della sua venuta nel mondo. Fa parte del suo regno chi aderisce pienamente e liberamente alla chiamata di Dio ricevuta per mezzo di Lui.
Collegamento fra le lettureL'identità del regno di Gesù, rivelata durante l'interrogatorio di Pilato, dopo che fu ingiustamente condannato dai suoi nemici, è destinata ad essere spesso nascosta e fraintesa in questo mondo, perché non é il suo. Questo regno però alla fine si manifesterà, dice Daniele, quando "uno, simile ad un figlio di uomo giunse fino al vegliardo". Allora si coglierà lo spessore del regno di Gesù Cristo "che non sarà mai distrutto" da alcuna forza contraria. Tutto questo sarà possibile perché Gesù, "primogenito dei morti", dice l'Apocalisse, è risorto e quindi si colloca al di sopra di tutti i regni della terra. A tale regno chiama a partecipare tutti noi perché "ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue". "Anche quelli che lo trafissero e per lui tutte le nazioni della terra si batteranno il petto". Il sigillo conclusivo è dato da Dio stesso: "Dice il Signore Dio. Io sono l'Alfa e l'Omega...". La regalità di Cristo è così iscritta nella regalità di Dio di cui Gesù si è fatto annunciatore fin dall'inizio del suo ministero.
La vita(per continuare il lavoro nella riflessione personale)
Cerchiamo ora di interagire col testo del vangelo e chiediamoci :
- Quale parte del vangelo letto (in tutta la sua ampiezza) e commentato mi ha colpito di più e perché?
- Che cosa devo cambiare nella mia vita personale per essere in sintonia con quanto il vangelo ci comunica? Individuare almeno un punto su cui lavorare.
- Nella mia vita sociale (famiglia, lavoro, relazioni, parrocchia) c'è un contributo che io posso dare, per diffondere il vangelo o per realizzarlo, che mi è stato ispirato dal vangelo letto e meditato?
(scegliere un impegno da vivere nella settimana)
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Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 14 novembre 2021 – XXXIII Domenica TO B
Attendere vigilanti il ritorno di CristoDaniele 12,1-3 • Salmo 15 • Ebrei 10,11-14.18 • Marco 13,24-32
LetturaGesù con i suoi discepoli esce dal Tempio di Gerusalemme e si reca sul vicino Monte degli Ulivi. Sedutosi, rivolto verso il Santuario, pronuncia un lungo discorso. Questo è molto importante, perché contiene la sintesi di tutto il suo insegnamento, ma è anche un passo molto difficile, in quanto Gesù si esprime con immagini e categorie proprie dell'apocalittica. Questa era un genere letterario della cultura ebraica familiare alla chiesa delle origini. Essa, attraverso la lettura del testo, facilmente si trovava davanti alla promessa di vittoria che scaturisce dalla Pasqua di Gesù. Passiamo ora al brano odierno.
Mc 13,24-3224In quei giorni, dopo quella tribolazione,il sole si oscurerà,la luna non darà più la sua luce,25 le stelle cadranno dal cieloe le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.26Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.32Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.CommentoIl testo inizia presentando i segni cosmici che precedono la venuta del Figlio dell'uomo "sulle nubi con grande potenza e gloria". Allora sarà la fine. Gli "eletti", in quel frangente non saranno abbandonati, ma verranno radunati dagli angeli "dai quattro venti...", cioè da tutta la terra. Con questa descrizione l'evangelista Marco vuole sottolineare la salvezza dei fedeli, che hanno attraversato la "tribolazione". Coloro che hanno incontrato Gesù Cristo e lo hanno seguito, anche dopo la crisi della sua passione-morte-resurrezione, saranno salvati dagli angeli e nulla potrà danneggiarli. Seguono delle istruzioni esortative, finalizzate a preparare l'atteggiamento interiore dei credenti, i quali così si predispongono a percorrere il cammino indicato da Gesù. Come essi sono in grado di sapere che "l'estate è vicina", quando il ramo del fico "si fa tenero e spuntano le foglie", così imparino a leggere i segni che anticipano la venuta del Figlio dell'uomo. I credenti siano anche certi della fine, la quale in modo enfatico è presentata ormai imminente. Poiché "nessuno lo sa" il giorno o l'ora di quel momento, perché resta nelle mani di Dio Padre, occorre non perdersi in troppo facili identificazioni storiche dell'avvenimento e vivere nella vigilanza, seguendo le parole di Gesù che non passano mai.
Chi segue Gesù e gli resta fedele anche nella Pasqua, anticipa e prepara positivamente l'incontro con lui, che avverrà alla fine dei tempi. All'appuntamento occorre prepararsi imparando a leggere i segni della sua presenza nella storia, lasciandosi plasmare dalla sua parola e vivendo vigilanti nella speranza di un gioioso incontro finale col "Figlio dell'uomo".
Collegamento fra le lettureIl brano di Daniele si riferisce al tempo della fine, che secondo il profeta si caratterizza come appuntamento di giudizio: "In quel tempo sorgerà Michele... e vi sarà un tempo di angoscia...". I morti, "quelli che dormono nella regione della polvere", in quell'occasione saranno premiati con la "vita eterna" o dannati con "l'infamia eterna". Chi "si troverà scritto nel libro", costituisce il popolo salvato. In esso emerge il gruppo dei saggi, cioè coloro che sono stati guidati dalla sapienza e hanno predicato con frutto la conversione. Anche nel vangelo ritorna il tema del tempo finale. L'ultima parola di Gesù ai discepoli, secondo Marco, non è però la minaccia del giudizio, ma l'invito all'attesa vigilante di un incontro personale col Figlio dell'uomo. Infine la lettera agli Ebrei insite su quanto è avvenuto con l'unica oblazione di Cristo. Egli, "avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi". Nel presente, segnato dalla prova e dal buio, è all'opera la forza salvifica di Cristo, che trasforma tutto verso un futuro luminoso pieno di speranza. Con oggi termina la lettura liturgica del vangelo secondo san Marco.
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Unità Pastorale Madonna della Salute
Goito 7 novembre 2021 – XXXII Domenica TO B
Offrire a Dio tutto se stessi1Re 17,10-16 • Salmo 145 • Ebrei 9,24-28 • Marco 12,38-44
LetturaContinua la presentazione del ministero di Gesù svolto a Gerusalemme. Nel tempio, dopo l'incontro avuto con lo scriba saggio, Gesù parla ed insegna alle persone che lo circondano. Egli soprattutto contesta l'incoerenza degli scribi, i quali amavano presentarsi in una modalità che non corrispondeva poi alla loro vita reale. Qui si colloca il brano odierno.
Mc 12,38-4438Diceva loro nel suo insegnamento: "Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa".41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: "In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere".CommentoIl testo si divide in due parti. Nella prima (vv.38-40) troviamo parole di critica agli scribi e nella seconda (vv.41-44) è presentata la scena della povera vedova al tempio. Gesù, rivolgendosi alla folla che lo circonda, mette in guardia dagli scribi che tanta autorità e potere hanno assunto in ambito religioso. Costoro, che si presentano maestri della legge, evidenziano nella vita difetti e abusi. Dapprima Gesù contesta loro l'esteriorità, il formalismo religioso ("amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze") e la tendenza a primeggiare in ambito religioso e sociale, sfruttando la loro posizione: "avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti". Infine Gesù li accusa di sfruttare le vedove approfittando del compito a loro assegnato. Infatti agli scribi la legislazione giudaica assegnava l'incarico di dirimere le questioni d'eredità. Nello svolgere tale servizio il loro comportamento morale non era corretto e li portava facilmente a "divorare le case delle vedove". Il loro comportamento in questo caso era in contrasto con le lunghe preghiere fatte con ostentazione. Gesù conclude dicendo che queste persone saranno condannate duramente da Dio. A questo punto il racconto presenta Gesù seduto nel cortile delle donne nel tempio, dove erano collocati i contenitori per le raccolte delle offerte, mentre osserva la gente che mette le monete nel tesoro. I ricchi gettano molti soldi mentre una povera vedova depone soltanto pochi spiccioli. Il fatto osservato suggerisce a Gesù di chiamare i discepoli e di riflettere con loro sull'accaduto. Egli suggerisce ai suoi che i ricchi hanno dato del loro superfluo, anche se abbondante, mentre la vedova, che ha dato poco, ha offerto più di tutti in quanto ha donato tutte le sue risorse che aveva a disposizione per vivere. Ella ha dato quindi a Dio tutta se stessa.
Gesù invita nuovamente alla coerenza della vita. Anche chi ha responsabilità in ambito religioso non può pensare di essere esonerato da difetti e da errori. Per tutti è necessario vigilare per non cadere nella tentazione di servirsi dei compiti avuti per raggiungere interessi materiali, economici o di potere. Si può evitare questo pericolo se a Dio non si dà soltanto il superfluo, ma a lui si dona tutto ciò che si possiede e si è: la stessa vita.
Collegamento fra le lettureL'offerta di sé fatta a Dio è il tema che collega le letture. Nel vangelo Gesù indica questa scelta di vita come la strada, da percorrere dal discepolo, per evitare la tentazione di manipolare la vita religiosa per scopi prettamente terreni. Nella prima lettura, la vicenda di Elia e della vedova di Zarepta, suggerisce che l'offerta di sé a Dio avviene anche quando con fede si offre tutto ai fratelli. Questa donna povera, di fronte alla richiesta dell'uomo di Dio, mette a disposizione l'ultimo olio e la poca farina rimasta, che servivano per sfamare lei ed il figlio. Quel gesto compiuto con fede nelle parole del profeta, che le aveva garantito che le provviste non sarebbero finite, produce una ricompensa sovrabbondante. Le ragioni dell'offerta a Dio ed il modello di tale dono sono date da Gesù Cristo, dichiara la Lettera agli Ebrei. Egli ha offerto completamente se stesso per annullare il peccato degli uomini e sarà il premio per tutti: "così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta...a coloro che l'aspettano per la loro salvezza".
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